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Seoul Station


Regia: Yeon Sang Ho


RECENSIONE

Seoul Station, prequel del già stupefacente Train to Busan, da ancora più spazio alla critica sociale e alla descrizione di una Corea in pieno sviluppo tecnologico a cui poco importa di chi non tiene il passo con esso.


Il film è sicuramente in debito con il cinema Romeriano, sia nell’utilizzo dello zombie per descrivere uno spaccato sociale, sia per aver ambientato l’intero arco narrattivo in un’unica notte, come appunto Night Of The Living Dead di George A. Romero

L’ambientazione, ovvero il luogo da cui avrà inizio il contagio, è la stazione di Seoul, simbolo della ricchezza economica del paese e, contemporaneamente, rifugio dei senzatetto. Questi ultimi sono considerati emarginati dalla stessa popolazione di Seoul; è eloquente la scena dell’anziano ferito che muore circondato da persone che volutamente lo ignorano. Sarà lui a scatenare l’epidemia quasi come una sorta di conseguenza al comportamento disumano della società stessa. Nel frattempo seguiamo anche le vicende di un ex prostituta fuggita dal suo protettore, che con l’aiuto di un altro senzatetto, tenterà di ricongiungersi al suo ragazzo e a suo padre, venuto in città per riportarla a casa. 


La potenza di questo film sta tutto nella messa in scena, sporca e degradante, descrive una Seoul marcia ancor prima che inizi l’epidemia. Il totale pessimismo con cui il regista descrive la sua città è disarmante, e il quadro che ne emerge è di un paese che ha perso la sua umanità per rincorrere un ideale edonista

Per quanto riguarda il lato tecnico Yeun Sang Ho opta per un’animazione grezza ma efficace accostata a fondali curati e ben disegnati, così da far risaltare la violenza perpetrata da alcuni personaggi. 

Il film in definitiva è davvero straordinario, un degno prequel con ottimi personaggi e un horror d’animazione che non mancherà dallo scioccarvi, soprattutto nel colpo di scena finale. 

Recuperatelo assolutamente.

Buona visione,






Trailer



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