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The ABCs Of Death


Regia: Vari Registi (son 26, andateveli a cercare 😃)


Negli ultimi anni, il genere dell'antologia horror ha avuto una piccola rinascita.

Un esempio tipico è la trilogia tutta a base di cortometraggi found footage: V/H/S, che ha dato il via alla realizzazione di innumerevoli altre opere simili, come Tales Of Halloween, Southbound, XX e The ABCs Of Death.

È proprio quest'ultimo ad avere avuto un discreto successo, tanto da portare alla produzione di ben due sequel.

La parola d'ordine che ha contribuito enormemente al suo successo è: originalità.

The ABCs Of Death è infatti una antologia nella quale, i registi, hanno avuto una grandissima libertà di movimento, con limiti soltanto relativi al budget (di quasi 5.000 dollari) e la durata dei cortometraggi (non più di cinque minuti).

Come in V/H/S, c'è però un elemento che lega tutti i corti: la morte e le lettere dell'alfabeto.

Tutti i 26 registi presenti sono stato infatti incaricati di realizzare un breve episodio che avesse almeno una morte al suo interno, e che riguardasse una tra le 26 lettere dell'alfabeto.

Come per ogni antologia, anche in questa ci sono corti più riusciti e corti meno riusciti, perciò è d'obbligo andare a vederli uno per uno.



A is for Apocalypse (dal regista di Timecrimes, Nacho Vigalondo)
Inizio subito in medias res con questo horror domestico in salsa apocalittica, le coltellate faranno male anche allo spettatore, ve lo assicuro. E siamo solo all'inizio!

B is for Bigfoot (diretto da Adrian Garcia Bogliano)
Dopo la lettera A si passa ad un corto più classico, con un serial killer che uccide due fidanzati.
Niente di speciale, ma intrattiene.

• C is for Cycle (diretto da Ernesto Diaz Espinoza)
Episodio a base di viaggi temporali e uccisioni nel giardino di casa.
L'atmosfera è perfetta, per il resto mantiene il livello delle lettere precedenti. Mediocre.

D is for Dogfight (diretto da Marcel Sarmiento)
Un uomo è costretto a combattere contro un cane, fino alla morte di uno dei due.
Primo corto degno di merito, girato tutto a rallentatore.
I pugni e i morsi tra i due combattenti sono di fortissimo impatto sullo spettatore, ma il finale a sorpresa è la vera ciliegina sulla torta.
Perfetta anche la colonna sonora.


E is for Exterminate (diretto da Angela Bettis)
Revenge movie con un protagonista d'eccezione. Sfortunatamente, il corto risulta troppo breve per riuscire ad essere realmente considerato.

F is for Fart (dal regista di The Machine Girl e Dead Sushi, Noboru Iguchi)
Niente da fare, quel pazzo di Iguchi mi ha lasciato a bocca aperta ancora una volta.
Primo dei tre cortometraggi provenienti dal Sol Levante, primo capolavoro.
È possibile realizzare qualcosa di più weird di Mutant Girl Squad? A quanto pare si, e Fart ne è la prova.
Arte!

G is for Gravity (diretto da Andrew Traucki)
Da un episodio che si ricorderà per il resto della vita (okay, qui ho esagerato) ad uno che passa inosservato.
Un uomo muore (suicida?) inghiottito dal mare...e basta.
Per realizzare un corto del genere servivano davvero 5.000 dollari?
Credo di riuscire a fare meglio con 5 euro.

H is for Hydro-Electric Diffusion (diretto da Thomas Malling)
Corto poco horror ma molto riuscito, con protagonisti due furry al tempo della seconda guerra mondiale (si, avete capito bene).
Geniale e originale.

• I is for Ingrown (diretto da Jorge Michel Grau)
Ci sono cortometraggi (come il precedente Gravity) che, oltre a durare poco o niente sono anche assolutamente inutili, tanto che sembrano presenti soltanto per riempire i buchi.
Ecco, Ingrown è uno di quelli.
Dimenticabile!

• J is for Jidai-geki (Samurai Movie) (dal regista di Meatball Machine, Yûdai Yamaguchi)
Altro episodio Made in "Japan", e logicamente poteva non essere anche questo un capolavoro del weird? Assolutamente no!
Mi ha fatto morire dalle risate.
Da segnalare la citazione finale a Profondo Rosso, motivo in più per amare questo corto.

• K is for Klutz (diretto da Anders Morgenthaler)
In questa antologia c'è anche spazio per due corti animati
Tutti e due, in un modo o nell'altro sono ambientati in un cesso, ma la pazzia del secondo corto animato sminuisce questo Klutz, che comunque risulta godibile.

L is for Libido (diretto da Timo Tjahjanto)
Ma è proprio quando pensi che hai già completato la prima metà di pellicola senza troppi problemi che il film ti butta in faccia questo tripudio di shock e sangue.
Tra pedopornografia (off-screen naturalmente), impalamenti alla Cannibal Holocaust e ragazze mutilate, vi ricorderete per molto di questo malatissimo corto.
Il più famoso di tutto il film.

M is for Miscarriage (dal regista di The Innkeepers e The Sacrament, Ti West)
E siamo arrivati al punto dolente, la delusione più grande.
Non mi sarei mai aspettato che un regista del calibro di Ti West sia riuscito a realizzato un corto del genere. Brevissimo, sotto tono, inutile e per niente pauroso.

N is for Nuptials (dal regista di Shutter, Banjong Pisanthanakun)
Altro bravissimo regista, ennesimo episodio che poteva essere stato fatto meglio con una idea diversa.
Comunque non malvagia quanto Miscarriage.

O is for Orgasm (diretto da Bruno Forzani ed Héléne Cattet)
L'interpretazione dell'orgasmo realizzato in una maniera tutta nuova, è quasi un trip questo corto, realizzato in maniera davvero sopraffina.
Peccato sia l'unico in cui non muore nessuno...

P is for Pressure (da uno dei registi di Little Deaths, Simon Rumley)
Si torna sul disturbante con la lettera P, relativa alla pressione, quella esercitata da una donna su un povero gattino. Di fetish strani ce ne sono, ma questo non lo avevo mai sentito.
Nonostante la totale assenza di sangue, riesce comunque a shoccare.

Q is for Quack (regia di Adam Wingard (You're Next e Blair Witch) e Simon Barrett)
Chi si aspettava un corto memorabile da quel grande di Adam Wingard sarà un pochino deluso, ciò non significa che Quack sia da buttare, anzi.
Solo dal fatto che l'episodio riguarda uno snuff movie ai danni di una povera papera dice tutto.
Spassoso.

R is for Removed (dal pazzo regista di A Serbian Film, Srdjan Spasojevic)
Dopo aver diviso la critica con il suo "film serbo", Spasojevic cambia registro, con un cortometraggio-metafora.
Non per questo l'episodio è leggerino.
Discreto.

S is for Speed (dal regista di Pumpkinhead 3, Jake West)
Corto alla Grindhouse, niente male.
La recitazione è da mani nei capelli ma poco importa, l'episodio è fatto bene e merita la sufficienza.

T is for Toilet (diretto da Lee Hardcastle)
Secondo dei due corti animati, questo realizzato tutto con la tecnica dello stop-motion.
E niente, Lee Hardcastle si supera ancora una volta: questo corto è un vero incubo, e il finale è crudelissimo.
Una vera e propria sorpresa questo episodio.

U is for Unearthed (dal regista di Kill List, Ben Wheatley)
Cortometraggio in POV, come per G is for Gravity.
E niente, assisteremo al punto di vista di un vampiro braccato dalla folla. 
Non male, ma si poteva fare molto meglio di cosi.

V is for Vagitus (dal regista di Cabin Fever: Patient Zero, Kaare Andrews)
Standing ovation per questo episodio: uno sci-fi horror distopico e a tinte splatter. Questo si che è un esempio di come usare 5.000 dollari, l'impegno c'è stato e si vede.

• W is for WTF! (diretto da Jon Schnepp)
Horror iper-demenziale e splatteroso, con clown assassini/zombie e cose strane messe a caso. Il corto di Wingard ha un concetto simile ma è molto più carino.
Bocciato.

X is for XXL (dal regista di Frontiers e The Divide, Xavier Gens)
Siamo in dirittura d'arrivo e arriva il secondo pugno nello stomaco dopo Libido.
Con protagonista una donna in sovrappeso che decide di ricorrere ad un metodo drastico per diminuire le proprie dimensioni.
Tra torture auto-inflitte e sangue a fiumi c'è anche spazio per una forte critica sociale.
Non per tutti.


Y is for Youngbuck (dal regista di Hobo With A Shotgun, Jason Eisener)
Colori accesi, sangue che scorre e musica a palla. Cosa si vuole di più?
Un revenge movie con un ritmo davvero incalzante, bravo Eisener!

Z is for Zetsumetsu (dal regista dello stupendo Tokyo Gore Police, Yoshihiro Nishimura)
Se i Giapponesi non realizzano cortometraggi weird non sono contenti, per questo ANCHE l'episodio di chiusura è un miscuglio di falli giganti e uccisioni variopinte.
Due spanne sotto i precedenti "Made in Japan" Fart e Jidai-Geki. 
Peccato.


Perciò, nonostante le molte critiche negative alla antologia, posso facilmente dire che la pellicola è estremamente godibile e ci offre un bello spaccato della cinematografia horror mondiale.

Chi, come me, ama la pazzia e il nonsense apprezzerà ancora di più questa perla sanguinolenta e demenziale.

Si sconsiglia la visione agli stomaci deboli e poco avvezzi all'emoglobina.

A breve arriveranno le recensioni dei prossimi due!

Giudizio complessivo: 7.3
Buona visione,


ASickIchi


Trailer



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