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Black Christmas


Regia: Bob Clark


Dopo la recensione dello squallido Non Entrate In Quella Casa, anche oggi vi parlo di un film appartenente al filone dello slasher che, al contrario del film recensito precedentemente, ha fatto la storia del genere.

Nel 1971 il maestro sanremese Mario Bava dirige il cult Reazione A Catena, film con morti ad effetto domino (tra cui una scena di “penetrazione” che verrà ripresa nel secondo film della saga di Venerdì 13) e con un colpo di scena finale da pelle d’oca. Con quest’opera semplice ma molto ben struttura Bava inventa il genere slasher (non siamo solamente il Paese di pizza, amore, spaghetti e mandolino!). 

Ben 3 anni dopo, nel 1974, in Canada, una piccola produzione realizza Black Christmas, il primo slasher made in America.


Il film inizia con il piano sequenza della visuale di qualcuno (o qualcosa) che riesce, senza essere visto, ad entrare in una grande casa a due piani. La dimora è abitata da una decina di ragazze universitarie più una governante, le quali stanno facendo una festa. Tutto procede per il meglio, finché non arriva un’inquietante telefonata fatta di stranissimi versi. Poco dopo una delle ragazze viene soffocata dal misterioso intruso, il quale si nasconde nella soffitta insieme al cadavere della vittima (che ha il viso avvolto in una busta di plastica trasparente).

Le morti continueranno (la governante, una simpatica donna alcolizzata, verrà arpionata da un affilatissimo uncino), le telefonate saranno sempre più frequenti e i sospetti inizieranno a nascere.



Piccolo Spoiler

Nel finale la protagonista si salverà uccidendo colui che crede essere l’assassino, ma nell’ultima inquadratura scopriremo che la misteriosa persona che ha soffocato la ragazza all’inizio del film è ancora lì! 

Fine spoiler 

Un capolavoro di tensione che, con pochissimo sangue, riesce ad inchiodare lo spettatore alla poltrona come non molti altri film sanno fare. 

La storia è scritta con molta cura (ricorda molto le prime opere di Argento e, d’altronde, gli anni erano gli stessi), gli attori sono in gamba e molto espressivi (John Saxon su tutti, l’attore del cult Apocalypse Domani di Antonio Margheriti), la tensione raggiunge livelli elevati, soprattutto nei momenti di calma apparente e delle telefonate, la regia è ottima


Non manca però un leggero tocco di umorismo

Da applausi il finale, uno dei più belli che abbia mai visto in un horror (imbattibile però è quello de La Casa Dalle Finestre Che Ridono, lì Pupi Avati in 1 minuto distrugge tutto quello che abbiamo visto in precedenza e realizza il colpo di scena più spiazzante del cinema italiano).

L’inquadratura finale, con il rumore della sedia a dondolo e gli squilli del telefono, fa venire i brividi.

IN DEFINITIVA QUESTO E' UN CAPOSALDO DELL’ HORROR AMERICANO, AMATO IN PATRIA E, OVVIAMENTE, SNOBBATO QUI DA NOI.

GRAN PECCATO PERCHÉ PUÒ ESSERE ASSOLUTAMENTE PARAGONATO A CLASSICI COME HALLOWEEN E PROFONDO ROSSO.


Giudizio complessivo: 10
Enjoy,

Nicolò Benincà


Trailer



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