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Rebound



Regia: Eriq La Salle


Meraviglioso tributo al mitico Earl Manigault, semplicemente conosciuto come Goat e considerato il più forte giocatore di basket di tutti i tempi, senza neppur aver mai giocato una sola partita nei campionati professionistici.

E non sono di certo io a dirlo, ma ci pensa un certo Kareem Abdul-Jabbar, che per i più distratti è soltanto colui che ha mandato più volte di tutti la palla arancione all’interno dei canestri NBA. La sua intervista con cui si apre il film è da brivido, quando alla domanda “Kareem, tra tutti quelli che ha incontrato (e ne cita diversi niente male, Magic su tutti n.d.r.) chi è che le faceva venire i brividi giù lungo la schiena quando scendeva in campo? Chi è il più grande giocatore di tutti i tempi insomma?” Ed è li che un Kareem sicuro di se non può che rispondere “Beh, se devo dirne uno solo, può essere soltanto Goat”. Applausi.


E da lì inizia lo spettacolo dei playground americani, il teatro dove è nata questa leggenda, tra storie di basket, droga, violenza, amore e redenzione. Storie che hanno impedito al giovane Earl di aver la forza di volontà di compiere le scelte giuste quando quelle sbagliate erano le più golose, impedendo di fatto a tutti gli appassionati di questo sport di poter discutere un giorno dei trofei da lui vinti o delle giocate da campetto da lui esibite magari durante la finale per il titolo.

Il playmaker di questo spettacolo è Eriq La Salle, conosciuto dai più come uno dei medici della serie ER-Medici in Prima Linea (che da piccolo guardavo e non mi vergogno ad ammetterlo) e qui alla sua prima (e unica credo) esperienza dietro alla macchina da presa. La sua passione per il basket non viene nascosta, tanto che, soprattutto all’inizio non si nega qualche infuocata partitella, prima che la guerra del Vietman lo riduca a diventare quello che diventerà, facendoci tra l’altro ricordare pure una sua breve apparizione in Allucinazione Perversa (quanto mi piace quando tutto si collega, forse pure consapevolmente).


E poi vabbè c’è la storia di Goat, vero fulcro di tutta la vicenda, meravigliosamente impersonato da un Don Cheadle che, complici le poche immagini disponibili dell’original, sembra proprio essere quel ragazzo cresciuto, come molti, all’interno di una famiglia praticamente inesistente (mamma morta e padre ignoto), con la voglia di primeggiare e stupire e quasi timoroso all’inizio di raccontare le sue gesta. Fantastico il dialogo con la sua tutrice che di basket non sa una mazza e si rende con lui protagonista di un siparietto che serve proprio a farci capire chi abbiamo davanti. “Hai fatto qualcosa di buono oggi Earl?” “57 punti” “Ed è buono?” “Non lo aveva mai fatto nessuno”. Applausi.


Le scene delle sue celebri gesta si susseguono, con lo straordinario “doppio canestro”, con il gioco della monetina (ma come cazz. faceva???) e con il fantastico scontro Earl vs. Garnett-Chamberlain (ovvero il mitico Kevin Garnett che impersona Wilt Chamberlein), il quale, dopo un blocco granitico che scaglia a terra il ragazzo, lo sbeffeggia con un “Welcome to the Big League”, e Goat poco dopo, a seguito di una incredibile stoppata, gli ricorda “Welcome to Harlem, motherfucker”. Applausi ancora una volta e brividi lungo la schiena.

Da lì seguirà poi la crescente notorietà, le feste, le donne e infine il primo incontro con la maledetta Signora in Bianco, dentro quel dannato bagno, con un immagine forte e significativa e con la ragazza che prova a nascondere al giovane ragazzo la visione di quel tossicone mezzo andato, che però non sarà altro che una piccola anticipazione di quello che da lì a poco succederà pure al povero Earl.

La sua discesa verso il baratro si consuma inesorabile e veloce, passando per il coach stronzo, la morte del suo salvatore Rucker e del suo amico Dion, freddato a tradimento e infine attraverso il ritorno dal Vietnam di Diego, mutilato e ridotto ormai ad un livello di tossicità che Mark "Rent Boy" Renton spostati proprio.


Bello il finale con la parziale redenzione di Goat, avvenuta in carcere a seguito dell’incontro con un secondino che altro non è che il mitico Dott. Cox di Scrubs.

In definitiva questo è un film troppo poco conosciuto, probabilmente fatto solo per la televisione, ma che non può essere ignorato dagli appassionati di basket americano e pure da chi si lascia trasportare da queste storie dure ed intense, dove i protagonisti non sono altro che delle autentiche leggende, anche se non del tutto esplose (nel verso giusto quantomeno).

Giudizio complessivo: 9.3
Enjoy,


Luca Rait



Film completo



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