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Don't Hug Me I'm Scared


Regia: Becky & Joe



Parliamo oggi di qualcosa di diverso.
Non è un film ma una piccola raccolta di sei cortometraggi di circa 5 minuti l'uno disponibili su YouTube.
Perchè ne parlo allora?

Don't Hug Me I'm Scared è una serie inglese che, in poco tempo dalla sua uscita, è diventata una delle creepypasta più popolari sul web grazie ad un geniale connubio tra show per bambini in stile Sesame Street e violenza gore più che esplicita.
Ogni episodio ha una costruzione molto simile a quella dei precedenti: inizio, canzone educativa, degenerazione della situazione, violenza, ritorno alla normalità. Tutto questo alla prima visione apparirà senza senso (e forse lo è) ma leggendo attentamente tutti gli indizi disseminati qua e là è possibile ricostruire la storia, davvero affascinante e terribilmente cupa.



ATTENZIONE: Da qui in poi si farà Spoiler

I principali personaggi della storia sono tre: l'Uomo giallo, l'Uomo rosso e l'Uomo anatra. Ognuno di loro è protagonista consapevole di uno show per bambini infatti più volte ognuno di loro guarderà dritto in camera, facendo domande al pubblico così come fanno tutti i programmi per i bambini più piccoli. Ogni episodio (eccezion fatta per il sesto) racconta di un piccolo problema quotidiano che viene spiegato da un oggetto (es. un orologio da parete, una bistecca, un taccuino) che prende vita ed inizia ad intonare una canzone per bambini, cercando di insegnare qualcosa ai nostri personaggi. Verso la metà del video però qualcosa va storto e i tre pupazzi si trovano in un trip allucinato che li porta in dimensioni virtuali iper-violente e terribilmente splatter, incluse scene di smembramenti e cannibalismo.

In tutto questo c'è un quarto personaggio fondamentale, Roy, quello che nelle prime puntate viene definito come il padre dell'Uomo Giallo. Questa sarà la figura che da spiegazione a tutta la serie, facendoci capire il senso generale. 
Nell'ultima puntata infatti assistiamo a quello che molto probabilmente è un flashback, nel quale vediamo Rosso vestito in giacca e cravatta che lavora in un triste ufficio e, durante una serata di lavro in un locale, sale sul palco e inizia a cantare la canzone che viene cantata nel primo episodio. Ovviamente tutti i suoi colleghi lo fischiano, tutti tranne uno, Roy. Questo è, molto probabilmente, un imprenditore che lavora nel settore agricolo e decide di sponsorizzare il programma per bambini che Rosso ha sempre sognato, in cambio di una forte influenza nell'inserimento di prodotti commerciali. Durante i vari episodi infatti vedremo moltissimi prodotti marchio Roy e, alla fine di ogni episodio, il nome di Roy figura tra i produttori.




Iniziato quindi lo show di Rosso, si aggiungerannoi gli altri due personaggi, l'Uomo Anatra e Giallo, il figlio di Roy. Giallo però è la delusione del padre, viene considerato da questo come un fallimento e infatti, durante le varie puntate, sarà quello preso maggiormente di mira e quello che verrà fatto soffrire più spesso. Rosso decide di abbandonare lo show (nella quinta puntata infatti lui non ci sarà) e fonda uno show tutto suo, nel quale la presenza di Roy non è necessaria. Alla fine dell'ultimo episodio infatti vedremo i nostri protagonisti in una stanza nuova, spoglia e ognuno colorato in modo diverso: è l'inizio di una nuova era.

A supportare questa teoria (perchè di teoria si tratta, visto che non esiste una spiegazione ufficiale) c'è anche una data: 19 giugno 1955. Una data apparentemente casuale ma che apparirà in continuazione e che, nemmeno a dirlo, era il giorno in cui cadeva la festa del papà in quell'anno. La presenza di Roy quindi sarà onnipresente anche se spesso oscurata o difficilemte visibile ma, nell'ultima parte dell'ultima puntata, il calendario prosegue e si arriva finalmente al 20 giugno.




Nonostante quindi l'interpretazione aperta, la serie ha un fascino davvero unico e consiglio a chiunque di vederla almeno una volta e invito tutti a cercare quanti più dettagli ed easter egg possibili, così da riuscire a dare magari una propria interpretazione personale.

Per quanto riguarda il senso profondo dell'opera è sicuramente quello di critica alla televisione ed alla pubblicità invasiva ed onnipresente che può plasmare le menti dei più piccoli (e non solo) che come inconsapevoli spugne assorbono tantissime informazini per loro dannose. Una seconda critica potrebbe essere quella dello continuo sviluppo di tecnologie quasi giornaliero (Ma noi abbiamo già un computer, cit. Rosso) o un invito ad evitare il cibo spazzatura. Gli spunti di riflessione sono tanti quindi ma riassumibili con il concetto generale di pensare con la propria testa, senza farsi influenzare unicamente dalle apparenze e da ciò che la televisione (o i social, se vogliamo) ci inculcano nella mente ogni giorno.





Ogni elemento è curato nei minimi dettagli, il simbolismo è ovunque e sono tantissimi i significati nascosti da decifrare. Lo stile pupazzo si alterna a grafica computerizzata in stile Where The Dead Go To Die a sequenze animate di buona fattura, rendendo il tutto anche visivamente unico e ricercato. Ovviamente in tutto questo la violenza iper-realistica spicca tantissimo e riesce ad essere molto più efficace che non in un film di genere.

I personaggi poi sono davvero favolosi, i tre protagonisti sono irresistibili (Rosso in particolare) ed i vari personaggi secondari della saga riescono alla perfezione nell'incutere terrore (specialmente l'Orologio, quando urla è davvero terribile).

Consigliatissmo a tutti gli amanti del brivido e del terrore in stile Lynch, chi ama il surrealismo troverà qua pane per i suoi denti.




Giudizio complessivo: 8.8

Buona Visione

Stefano Gandelli




Trailer




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