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Broken



Regia: Rufus Norris
Romanzo: Daniel Clay


Trama Iniziale

In quello che sembra l'inizio de Il Favoloso Mondo Di Amelie, troviamo la ragazzina Skunk alle prese con le prime grane del mondo adulto. Cresciuta senza poter conoscere la madre deceduta in seguito al parto, viene seguita affettuosamente però da un padre troppo assente per motivi di lavoro. Fin dalla tenera età poi ha dovuto fare i conti con un diabete debilitante che la costringe a porre la massima cura nelle piccole azioni quotidiane.

In casa così risiede una babysitter che col trascorrere del tempo passa da essere un'amica a diventare una madre surrogata. A contorno il quartiere semi-periferico, con le tipiche abitazioni familiari all'inglese, non rende per niente l'idea di un idillio. E infatti nel circondario vivono altre due famiglie, una governata da un padre despota che soffoca goffamente le sue tre figlie adolescenti, l'altra segnata da un figlio unico che mostra evidenti problemi mentali. 

La miccia che scatenerà l'inferno in questa precaria situazione sarà accesa da una delle tre sorelle che per nascondere una scomoda verità, indicherà il demente come suo primo confidente sessuale, scatenando l'ira del padre. Skunk rimarrà quindi scossa nell'assistere al suo pestaggio e al successivo confino in una clinica mentale. 

Per non farci mancare nulla, una delle tre sorelle, sua coetanea, la inizia a prendere di mira a scuola con le sue infantili richieste in pieno stile bullesco. Fortuna che non le mancano le persone a cui sta a cuore e che inizi a frequentare un ragazzino con cui condividere le prime esperienze in campo amoroso...



Recensione critica
Se l'incipit mi ha ricordato il suddetto e ben più famoso film di Jean-Pierre Jeunet, la restante parte non può non far venire in mente le tristissime ambientazioni alla Ken Loach, acclamato maestro in quanto a drammi in terra d'Oltremanica. Ma a differenza di Loach, che vuole sempre veicolare un messaggio sociale come per esempio ne La Parte Degli Angeli, Norris ci propone la trasposizione cinematografica di una vicenda letteraria puramente tragica, senza tra l'altro una morale di fondo. 

E infatti ecco che compare il sempre notevole Cillian Murphy, per carità mai che interpreti una parte sorridente. Lo ricordo infatti sempre in ruoli assai lontani dall'allegria, tanto per stilare un elenco dei più noti: il povero Jim nella devastazione di 28 Giorni Dopo, l'ultimo supersite nel thriller spaziale Sunshine, lo spaventapasseri de la trilogia di Batman, la vittima dell'innesto in Inception, l'ansiato protagonista di Red Lights e infine l'ufficiale della distrutta baleniera Essex vista recentemente ne In The Heart Of The Sea

Toccante anche la parte del padre, ben recitata da Tim Roth, volto noto della serie Lie To Me, ma anche pupillo di Tarantino in Le Iene, Pulp Fiction e presente anche nel recente The Hateful Eight. Per me sicuramente la scena più riuscita rimarrà quella in cui racconta alla figlia la sua visione di lei finalmente sorridente ed adulta. Qui inserisco quindi un plauso alla regia, che si vuole innovare distaccandosi dalla tediosa normalità con transazioni da una scena all'altra molto particolari e che conserva, nonostante ciò, una fotografia pulitissima.

Nonostante tutto questo film non mi è rimasto impresso nella memoria, probabilmente per un mio inconscio rigetto, fatto sta che in breve tempo ho dimenticato buona parte la storia e dopo qualche giorno ho dovuto sforzarmi per ricordare cosa fosse successo. Il motivo di questa facile evanescenza posso ricondurlo a una protagonista quasi assente: i veri attori sono quelli secondari, lei viene sballottata dagli eventi inerme e indifesa. Salva la baracca un finale tanto mieloso quanto poetico, anche se stava per causarmi un infarto perché fatalmente simile a quello di Lost.


Consigliato ai pochi a cui piaccono i drammi ricchi di mestizia, degrado e malattie; sconsigliato alle persone allegre e che vogliano rimanere tali :)


Giudizio complessivo: 7.3

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly





Trailer



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