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Monolith


Regia: Ivan Silvestrini

RECENSIONE

Classico esempio di idea interessante, ma realizzata male, un film che prometteva bene in virtù anche di uno script originale, che però poi si perde soprattutto nel finale, derubricando il lavoro a semplice prodotto televisivo, per altro di livello mediocre.

La trama, dicevo prima, offre uno spunto interessante, raccontando l’odissea di una madre distratta che si ritrova a dover lottare contro la sua automobile iper moderna e sicura che, sfruttando i dispositivi di sicurezza di cui è dotata, si chiude ermeticamente mentre lei è fuori e suo figlio di pochi anni rimane invece dentro. Seguiranno quindi svariati tentativi per potersi ricongiungere col bambino che, viste le alte temperature e i problemi respiratori, vede ben presto la sua vita messa in pericolo.

E a tal proposito la frase pronunciata dal venditore del modello Monolith che garantisce che l’auto sarà “Il luogo più sicuro per voi e la vostra famiglia” suona proprio come una profezia e offre un interessante spunto per approfondire il concetto della battaglia uomo-macchina, per la verità qui appena accennato e non sviluppato a fondo come forse avrebbe meritato. 

La super macchina (chiamata Lilith in quest’occasione) graficamente è orribile a mio avviso e non la prenderei manco se mi pagassero e tra l’altro risulta pure inquietante quando ricorda i pesi di tutti coloro che si sono seduti, roba che Orwell e 1984 spostatevi proprio che non c’è partita.


Per fortuna che a equilibrare la bruttezza della macchina, c’è la figaggine della protagonista, tale Katrina Bowden, protagonista della serie 30 Rock e di altri film di livello del calibro di Piranha 3DD e Scary Movie 5. Oltre alla presenza scenica pregevole (più volte tra l’altro il regista indugia sul suo posteriore), offre una prestazione recitativa nel complesso più che convincente, riuscendo a trasmettere la sua inquietudine sin dalle prime battute quando ancora la cara Lilith si comporta come un’automobile normale.

La parte migliore del film, che consente allo stesso di non affondare e di mantenere un certo interesse, è senza dubbio l’ambientazione ed i paesaggi che fanno da cornice alla vicenda, il tutto reso ancor più interessante da sapienti inquadrature che denotano una buona abilità dietro la macchina da presa ed un comparto tecnico di livello dignitoso.


Pure la tensione generata dagli eventi in un primo momento appare palpabile, anche se poi alla lunga non c’è più molto da dire e si rischia di cadere nel banale facendosi quasi sopraffare dalla noia. La nota più significativa è la domanda che indirettamente viene posta allo spettatore e cioè “Che cosa faresti tu al suo posto?” e la risposta potrebbe banalmente essere “Tutto ciò che non fa lei”, a testimonianza che le scelte effettuate non appaiono esattamente come le migliori a disposizione.

Il finale poi delude decisamente, sia con la risalita dal burrone che, nonostante le caratteristiche della supermacchina, appare forzatamente esagerata, sia per la sbrigatività degli eventi che in pochi secondi chiudono una situazione che probabilmente avrebbe meritato uno sviluppo diverso e maggiormente approfondito.

Solo la breve durata e un ritmo che si concede poche pause riescono ad evitare un naufragio che altrimenti sarebbe stato inevitabile.

Giudizio complessivo: 5
Infelice visione,





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