La casa delle bambole - Ghostland


Regia: Pascal Laugier

RECENSIONE

Dopo il non esattamente brillante Saint Ange e il buon Martyrs (dal quale però sono rimasto sempre un pizzico deluso), c’era da parte mia una grande attesa per il nuovo film di Pascal Laugier, anche in virtù di commenti decisamente entusiastici che, in alcuni casi, mi avevano a dire il vero messo sulla difensiva.

E invece qui il regista francese fa decisamente centro, proponendo il suo lavoro meglio riuscito, nonché uno dei migliori horror dell’anno, che chiama in causa anche piuttosto direttamente Lovecraft (addirittura con la dedica della protagonista ad “Uno scrittore dell’orrore maledettamente eccezionale, il migliore di gran lunga”) e non disdegna esplorazioni dell’universo RobZombiano.

Il film si sviluppa in un continuo intreccio di salti spazio-temporali, dove realtà ed immaginazione si fondono perfettamente per dare vita all’orrore puro che pervade tutta la storia delle due protagoniste, in un crescendo di violenza che ormai è diventato un tratto caratteristico di Laugier.

Certo, se uno si distrae un attimo, può risultare complicato districarsi tra le diverse realtà che sviluppano all’interno della pellicola ma, stando attenti, tutto ha un senso e tutto si incastra sapientemente, mostrandoci in fin dei conti una storia piuttosto lineare (un home invasion impreziosito da alcune finezze, verrebbe da dire).

L’ambientazione della casa è pregevole, sebbene molto sfruttato di recente (vedi film dell’universo Conjuring per esempio) e aiuta a generare e mantenere elevato quel livello di allerta che lo spettatore è obbligato a crearsi viste le circostanze.


Le giovani attrici se la cavano più che egregiamente ed è un peccato ripensare all’incidente occorso sul set a Taylor Hickson (la giovane Vera), che le è costato un numero spropositato di punti di sutura ed una cicatrice in faccia che probabilmente non andrà mai via (e mi pare di aver inteso che c’è pure una causa in corso per questa faccenda).


La tensione si mantiene palpabile per tutta la durata del film, unitamente al desiderio di capire cosa stia realmente accadendo (e soprattutto in che periodo), aiutata sia da alcuni jump scares efficaci più per l’utilizzo spinto del sonoro, sia dalla pregevole realizzazione degli incubi della giovane Beth, a testimonianza che proprio questi ultimi riescono ad essere spesso un grande valore aggiunto. 

Le bambole, grandi protagoniste, hanno sempre un certo fascino, che le rende un fattore decisamente interessante nella storia dei film horror più recenti, ma anche più datati (basti pensare alla cara Annabelle per esempio, o al buon vecchio Chucky). E, collegandomi alle bambole, voglio menzionare pure l’ottimo uso del trucco e degli effetti, in particolare per quanto riguarda il make-up delle due ragazzine, sia nel tentativo di farle assomigliare appunto alle bambole, sia nel riprodurre gli effetti delle mazzate che sono costrette a subire dai villains di turno. Villains che, a dire il vero, non è che vengano approfonditi più di tanto (e viste le caratteristiche dei due, probabilmente ce ne sarebbe stato da romanzarci sopra), mentre trova decisamente più spazio la caratterizzazione delle protagoniste femminili, con le loro insicurezze, fragilità e gelosie.


Il finale è di quelli che potrebbe far storcere il naso a molti (e pure a me non è che mi garbino molto questo tipo di risoluzioni conclusive), ma in questo caso credo sia stato azzeccato, con quel “Mi piace scrivere storie” che chiude bene il cerchio e ci lascia in eredità un ottimo film davvero.

Giudizio complessivo: 8.3
Enjoy,






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