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La Casa Lobo


Regia: Joaquín Cociña, Cristóbal León

RECENSIONE

Anno 1961: Cile.

Un gruppo di immigrati tedeschi si insedia in quella che verrà battezzata come Colonia Dignidad, e che negli anni successivi alla caduta del suo leader spirituale, tornerà alla ribalta con il nome di “The Torture Colony”.

Il suo capo, convinto nazista che aveva militato nella Wehrmacht, si chiamava Paul Schäfer.
Catturato nel 2006, Schäfer fu condannato per numerosi crimini, gran parte di essi perpetrati all’interno del suo regno, la colonia; molestie sessuali su 25 bambini, torture ai danni di abitanti della zona e la scomparsa misteriosa di un matematico russo furono alcuni dei crimini principali per i quali Schäfer fu condannato all’ergastolo nel 2006.

Ma, perché vi racconto ciò?

Perché è ciò di cui The Wolf House AKA La Casa Lobo, horror d’animazione completamente realizzato in stop-motion, si vuol far portavoce. Portavoce di uno dei pezzi di storia più disgustosi e malati dell’umanità, così lontano ma così dannatamente recente, da far venire la pelle d’oca. E già per questo, The Wolf House merita infinito apprezzamento.

È un opera che informa, un monumento che ricorda le torture e le violenze, a grandissima parte di voi lettori (ma anche di me prima di questo film), totalmente sconosciute. Ma allo stesso tempo, The Wolf House è un film elegantissimo e cupo, che non lascia spazio a riproduzioni di ciò che accadde a quel tempo, e in quella determinata colonia. 

Non colpisce con la violenza fisica e carnale fine a se stessa, ma con una violenza tutta psicologica. Non a caso, La Casa Lobo non è ambientato a Colonia Dignidad, e neanche fa riferimento esplicitamente a essa.

La storia, infatti, segue una giovane ragazza, di età indefinita, mentre scappa da una non meglio specificata comunità, e finisce persa nel bosco che circonda l’area. Qui, braccata incessantemente da un lupo, Schäfer stesso probabilmente, si ritrova costretta a rinchiudersi in una casa abbandonata. Attendendo che il lupo se ne vada, ne succedono di cose.

Fiaba oscura e psichedelica, che di felice e contento il finale non ha di certo, è una magia del cinema d’animazione.

Lo stop-motion è utilizzato in maniera perfetta, certe volte muovendo pupazzetti di cartapesta, creandoli persino davanti ai nostri occhi, certe volte persino disegnando la storia che si svolge, DENTRO la casa, SULLE pareti.

È pazzesco.
È estremo.
È magico.
È un pugno in bocca.
È il miglior horror indie dell’anno.

Fatevi un piacere, e fatelo a me, guardatelo, perché io ho solo graffiato la scorza di bellezza di bellezza sperimentale che questa opera regala. 

Horror at its finest.

Buona visione,




Trailer



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