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Brood - La Covata Malefica


Regia: David Cronenberg

RECENSIONE

Brood - La Covata Malefica è il sesto film del famoso regista canadese David Cronenberg, riconosciuto da tutti come uno dei registi horror più grandi degli ultimi tempi e che ha dato una sua visione a questo genere, diventando appunto pioniere del genere Body Horror. 

Nola è mamma di una piccola bambina di nome Candice, per svariati motivi è ricoverata in una clinica psichiatrica gestita dal Dr. Raglan. Il marito di Nola, Frank, è l’unico a badare alla bambina e per motivi legali è obbligato a portare la figlia da sua madre almeno una volta a settimana. Quando però Candice, un giorno, tornerà a casa con dei lividi sulla schiena, Frank farà di tutto per scoprire cosa succede in quella stanza, in quelle poche ore in cui la bambina è da sua madre. Scoprirà così gli effetti della rivoluzionaria terapia del dottore sui pazienti, cosa che metterà la sua vita e quella di Candice in pericolo.

Con Brood - La Covata Malefica siamo ancora ben distanti dal Cronenberg che conosciamo oggi, dal Cronenberg di Videodrome o de La Mosca (film che appunto lo porterà sulla bocca di tutti). Qui siamo di fronte ad un Cronenberg giovane, ma con le idee già ben salde, e Brood ne è la dimostrazione. 

Dopo Rabid - Sete Di Sangue, in cui Cronenberg perfezionava la sua visione così viscerale dell’horror, decide di cambiare strada e dedicarsi ad un altro tipo di Cinema, e dirigerà infatti Veloci di Mestiere. Qualche anno dopo torna sulle sue orme e dirigerà Brood, in cui riprende le sue tipiche tematiche: la scienza portata all’estremo, gli errori dell’uomo, il male che nasce dall’interno e cresce, si evolve, e infine fuoriesce in tutta la sua orribile “bellezza”. 


Qui Cronenberg cresce, a fare da protagonista non è più quella visione grezza ma affascinante del corpo umano e della sua mente, ma racconta nel suo film più una metafora, riprendendo in parte il cinema delle sue origini (Stereo e Crimes Of The Future) un cinema di mente, che narra più con le parole che con le immagini. In Brood inserisce quindi il suo cinema con delle metafore sulla famiglia, sull’affidamento, sul matrimonio, ma mai in modo ripetitivo e stucchevole, visto e rivisto, ma le inserisce solo di sfondo, al suo discorso fantastico sull’uomo, sulla crescita di ciò che spesso non si vede ma c’è, cresce dentro e matura nel tempo, in silenzio. Così si unisce il Cronenberg dei suoi primi lungometraggi con quello di Il Demone Sotto La PelleRabid - Sete Di Sangue”, dando vita ad uno dei suoi primi capolavori. 

Nonostante l’ateismo dichiarato di Cronenberg, nel suo cinema lui sembra sempre raccontarci l’uomo come colui sempre macchiato da un peccato originale, che prima o poi deve fuoriuscire, nella forma più materiale e di impatto possibile. Un cerchio che si ripete in The Brood, che inizia in maniera calma, un padre ed una figlia e la mamma in cura, e finisce con una visione “orrenda” di una madre che partorisce la sua rabbia, la accudisce, la cresce, ma la tiene nascosta, all’insaputa di un marito che tenta invano di proteggere sua figlia, che rimarrà poi segnata, con la fantastica inquadratura finale che sembra chiudere il cerchio ma allo stesso tempo aprirne un altro. 


Cosi The Brood è la perfetta somma del pensiero del Cineasta, che continuerà, e come ciò che matura dentro i suoi personaggi, così maturerà la sua visione dell’uomo, della sua natura, e del suo istinto. 

Buona visione,



Trailer



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