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Antropophagus


Regia: Joe D'Amato


RECENSIONE

Nonostante non si possa dire che sia invecchiato bene come una bottiglia di Barolo del ’76 e nonostante si posizioni un gradino sotto l’ottimo Buio Omega, Antropophagus resta un film dannatamente apprezzabile, che gli appassionati del genere non dovrebbero aver scordato di vedere.

Il buon Aristide Massaccesi (Joe D'Amato per i più distratti) approfitta del momento buono per proporre un sapiente mix tra slasher e cannibal, che non sfigura di fronte a lavori del calibro di Cannibal Holocaust, Mangiati Vivi e Cannibal Ferox (tra l’altro tutti girati tra il 1980 e il 1981, un biennio decisamente produttivo).

La trama non è nulla di così complicato o originale e, per farla brevissima, vede un losco figuro non esattamente vegetariano divertirsi a massacrare i turisti che capitano da quelle parti e con quelle parti si intende un’isola della Grecia (che in realtà poi sarebbe Ponza, ma lasciamo perdere questi futili dettagli). Ci tengo però a sottolineare questo particolare dell’Isola greca, perché è quello che in un certo senso diversifica questo lavoro dai suoi illustri colleghi sopra citati, visto che qui di foresta amazzonica non vi è traccia.


Ciò che caratterizza il lavoro di D'Amato e che rende il film più che godibile è la presenza di uno splatteraccio genuino e bello violento che trova la sua massima esaltazione in un paio di scene, quella dell’estrazione del feto e quella finale dove SPOILER il mostro, ormai con un piede nella fossa, addenta le proprie viscere di fronte allo sguardo attonito di chi assiste alla scena FINE SPOILER. Diciamo pure che il regista non si è posto il problema di eventuali censure che, in alcune versioni del film, sono arrivate e per questo vi consiglio di cercare la versione uncut.

Il risultato finale va poi analizzato tenendo conto delle scarse risorse a disposizione, sia in termini di budget sia in termini di cast (fattore questo consequenziale al primo). Non deve quindi stupire una sceneggiatura non esattamente da Oscar e una prestazione recitativa nel complesso insufficiente.

Insufficienza che però non riguarda il mitico George Eastman (la cui presenza non è certo una novità se consideriamo la filmografia di D'Amato), che nei panni del mostro cannibale si destreggia più che dignitosamente, massacrando chiunque gli capiti a tiro come se non ci fosse un domani. Tra l’altro, nota a margine, in questo film lo stesso Eastman contribuisce alla stesura della sceneggiatura.

In mezzo poi ad attori più o meno dimenticabili, mi permetto di citare una giovane Serena Grandi (o Vanessa Steiger, come preferite) e un’altrettanto giovane Margaret Mazzantini (sì mi riferisco proprio alla scrittrice).


Purtroppo la carenza di budget (e forse pure di idee) impone lunghe sequenze dove accade ben poco, dove dialoghi piuttosto insulsi prendono il sopravvento al fine di temporeggiare bevendo spuma (citazione che i fan di EELST probabilmente apprezzeranno) e dove il ritmo non è esattamente dei più frenetici.

Colonna sonora e fotografia non sono poi così eccezionali a mio avviso, mentre le ambientazioni sono centrate in pieno; le atmosfere lugubri in cui i protagonisti vagano alla ricerca di una fine per loro orribile rendono perfettamente la sensazione della morte, grazie anche a passaggi in cui bui cimiteri e cadaveri non esattamente freschissimi la fanno da padroni.


Apprezzabile poi il flashback riguardo il passato del mostro che, nella sua tragicità, serve per comprendere i suoi comportamenti non esattamente convenzionali.

Ok i difetti ci sono, ma gli appassionati non devono farselo scappare (l’ho già detto, ma chissenefrega lo ripeto).

Giudizio complessivo:7.5
Enjoy,


Trailer


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