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The Void


Regia: Jeremy Gillespie, Steven Kostanski

Tempo fa in qualche vecchia recensione avevo citato il motto “copiare da uno è plagio, copiare da molti è ricerca” e, in questo caso, il concetto calza a pennello dato che durante la visione del film, in parecchie occasioni, viene spontaneo collegare una scena, un particolare effetto o un’ambientazione ad altri autori/registi/lavori già visti in precedenza.

E devo dire che i due registi, nel complesso, sono riusciti a cavar fuori un prodotto che ha saputo prendere ispirazione bene dai suoi predecessori, risultando sufficientemente credibile e garantendo un buon coinvolgimento allo spettatore. Quasi che alla fine riesce a passare più come una sorta di tributo a quel cinema degli anni ’80 che ha saputo regalare perle notevoli ed indimenticabili.

L’atmosfera che si vive è di chiaro stampo Lovecraftiano, un autore sempre difficile ed ingombrante da riproporre sullo schermo (e onestamente non sono mai riuscito ad apprezzarlo totalmente); ma l’ambientazione qui funziona, grazie a colori spenti, soprattutto nelle scene in esterna, che fanno da pregevole contorno a quell’aria malsana e malata, che si respira all’interno e che contribuisce a generare interesse per le diverse vicende che paiono intrecciarsi nella prima parte del film.


Ben presto i richiami al Maestro Carpenter non tardano ad arrivare (The Thing su tutti, ma pure Distretto 13) e via via che la storia si sviluppa non si può non pensare ai vari Cronenberg, ReAnimator, Slither (ahhh quanto adoro gli effetti gommosi ed artigianali), Society (per un attimo ho creduto di vedere Faccia Da Culo) e pure il meno conosciuto The Lazarus Effect. E poi nel finale, senza spoilerare nulla, c’è indubbiamente tanto Fulci (il richiamo a L’Aldilà è evidente). 

Con tali premesse è impossibile non trovare qualcosa di buono in questo lavoro e infatti i pregi sono diversi.

Già ho detto dell’ambientazione convincente, per cui mi voglio soffermare maggiormente sugli "effetti speciali" che ho trovato un vero valore aggiunto. Belli genuini e senza l’uso di CG fastidiosa, riescono a catapultarti direttamente verso quel cinema di cui parlavo prima, senza oltrepassare il limite del grottesco involontario, fattore questo che, ad un certo punto del film, non era così scontato.


Le premesse per creare un grande film quindi c’erano tutte, ma in definitiva non si può considerare questo The Void un prodotto totalmente riuscito.

Regna infatti una discreta confusione, figlia del voler mescolare troppa carne al fuoco che, se non viene tenuta sotto controllo, finisce inevitabilmente col bruciarsi. 

La regia non da Oscar e le interpretazioni non esattamente memorabili poi di certo non aiutano e contribuiscono anzi ad alimentare l’idea del più classico dei “vorrei ma non posso”. Ed è un peccato perché la sensazione che si potesse realizzare un mezzo filmone c’era.

Giudizio complessivo: 6.3
Enjoy,





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