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Amistad


Regia: Steven Spielberg


Tratto da una triste storia vera, racconta di come gli shiavi della nave Amistad alla fine del 1800 abbiano compiuto un ammutinamento a danno dell'equipaggio schiavista, prendendo il controllo dell'imbarcazione per oltre sei settimane.

Quando sbarcano negli USA vengono arrestati e sottoposti a processo, in quanto oggetto di disputa tra varie parti, ciascuna delle quali ne dichiarava il possesso. In questo clima di lotte giuridiche si inseriscono un giovane avvocato ed un gruppo di abolizionisti che si unisono per cercare di liberare questi schiavi e renderli uomini liberi, anche se il cammino sarà lungo e difficile.


Il primo e più grande problema sarà la comunicazione, in quanto il giovane Joseph Cinque (il leader degli schiavi) parlerà solo Mindi (una lingua comune in Sierra Leone) e per comunicare con l'avvocato (Matthew McConaughey) sarà necessario un interprete. Il problema è che nella prima metà del film l'interprete non sarà presente e quindi tutti i dialoghi mindi non saranno comprensibili, rendendo la visione abbastanza noiosa.

Per fortuna la bravura dei vari attori riesce a compensare questa mancanza ed in particolare Djimon Hounsou, il nostro Cinque, riesce ad interpretare un leader carismatico, forte e riflessivo. Matthew McConaughey è l'avvocato inesperto che, con la sua determinazione, riesce a combattere contro tutti gli USA; Anthony Hopkins è l'ex-presidente abolizionista John Quincy Adams e riesce, come sempre, a dare un'ottima interpretazione; Morgan Freeman e Stellan Skarsgard sono i due compagni abolizionisti di McConaughey ma risultano abbastanza anonimi, un vero peccato vista la bravura e versatilità dei soggetti.


Ben realizzata la scena iniziale, quella dell'ammutinamento. Una barca piena di schiavi in rivolta, di notte, durante una tempesta. I fulimini illumineranno ad intermittenza i volti ed i corpi dei rivoltosi facendoli apparire ancora più violenti e crudeli, desiderosi di libertà. Interessanti anche le scene di dibattito in tribunale, non particolarmente innovative ma comunque sempre intriganti, anche se non al cardiopalma come potrebbero.

Il principale obiettivo del film è quello di fare riflettere sulla condizione dell'uomo e sul concetto di schiavitù, indubbiamente sbagliato ma non per tutti a quanto pare. Ancora oggi esistono forme di razzismo radicate nella società senza motivo, basti pesare a tutte le polemiche sterili sui migranti, e questo film cerca di farci capire perchè, in fondo, sono tutte idee vane ed infondate.


Un film senza infamia e senza lode, profondo nel messaggio ma abbastanza povero nella sostanza, consigliato a chi ama le storie vere e a chi vuole conoscere più nel dettaglio le vicende dell'Amistad, sconsigliato a tutti gli altri che lo troverebbero forse noiso e lento.

Giudizio complessivo: 6
Buona Visione,


Stefano Gandelli




Trailer



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