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Jukai - La Foresta Dei Suicidi


Regia:  Jason Zada

Mah, non ho ancora capito se ho buttato via del tempo oppure no per guardarlo, ma solo il fatto che me lo stia chiedendo probabilmente non gioca a favore di questo Jukai (o The Forest, fate voi), filmetto senza troppe pretese, ma che in realtà di pretese all’inizio ne aveva forse troppe.

E dire che lo scetticismo pre visione non mancava, un po’ perché già sull’argomento erano state sviluppate altre pellicole e poi perché temevo una difficile convivenza tra l’americanità della produzione e le sfumature di j-horror che inevitabilmente avrebbero pervaso l’intera vicenda. Ma alla fine, complice la voglia di dare un’opportunità all’esordiente (almeno credo) Jason Zada, unita al fatto che è da un po’ di tempo che sui social si parla (anche piuttosto bene in alcuni casi) di questo film, mi son fatto convincere.

E all’inizio è indubbio che lo spettatore venga positivamente coinvolto dalla vicenda, grazie ad un contesto che mette i brividi se ci pensiamo bene ed alcune scene sapientemente piazzate lì a tradimento che ti fanno intendere sin da subito che la classificazione del film come “horror” sia giustificata (vedasi per esempio l’incubo della bambina nella tenda).

Non scordiamoci poi la foresta, forse la vera protagonista della faccenda. Un’ambientazione del genere avrebbe avuto davvero grandi potenzialità e francamente mi sarei atteso un migliore sfruttamento di questo possibile punto di forza, che in realtà non viene goduto appieno, sia “grazie” ad una fotografia non particolarmente memorabile e soprattutto a causa di scelte discutibili da parte del regista. E mi riferisco in particolare al non aver puntato tutto sulla tensione generata da questo luogo malefico, una tensione figlia dell’ambiente malsano dove ci ritrova, che coinvolge appieno lo spettatore e che ti fa sentire come se ti ci trovassi all’interno. Per contro si ravvisa un certo distacco, non si riesce ad entrare in empatia con la foresta ed il risultato rischia di tendere verso una semplice carrellata di jump scares scollegati tra loro e, alla lunga, pure un poco fastidiosi.


Sia chiaro, sempre meglio i jump scares, anche se eccessivi (come numero) e stufosi, rispetto alla calma piatta di molte pellicole che si presentano come le più terrificanti di tutti i tempi, ma ripeto, a mio avviso non era questa la strada migliore da intraprendere.

Natalie Dormer, per quanto si renda odiosa (almeno a me) non se la cava per niente male e tiene in piedi la baracca piuttosto egregiamente, mentre lo stesso non si può dire dello scarsamente espressivo collega che le è stato affiancato nell’occasione.


Lo svolgimento della trama, soprattutto nella seconda parte, tende poi a farsi piuttosto banale, mancando di quel quid che avrebbe potuto differenziarlo dalla mediocrità generale ed appare quindi chiaro che il finale giocherà un ruolo fondamentale nella valutazione conclusiva. E purtroppo, senza spoilerare, mi limito a dire che non mi ha convinto per nulla, risultando per altro affrettato oltre che poco credibile per quanto mi riguarda.

Nel complesso comunque, in virtù di quanto detto all’inizio, il film non è totalmente da buttare, te la spassi abbastanza perché non annoia e ogni tanto ti godi pure qualche sobbalzo sulla sedia, però non aggiunge davvero nulla al panorama cinematografico e domani te lo sei già scordato. Infatti ho aspettato il giorno dopo a scrivere la recensione e non so più che cazz scrivere.

Credetemi non ne vale la pena.

Giudizio complessivo: 5.3





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