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The Orphanage




Regia: Juan Antonio Bayona

Trama iniziale

Nella costa spagnola oceanica è situato un vetusto orfanotrofio dove i bambini, alcuni non proprio il ritratto della salute, sono soliti giocare all'aperto. Destino vuole che
la più normale dei 6, riesca a trovare una famiglia adottiva e lasciare così i suoi compagni, di cui non ebbe più notizie. Una volta sposata e forse decisa a voler ricambiare il bene ricevuto, decide di adottare a sua volta un bambino, Simon, e di acquistare il vecchio edificio per farne una casa famiglia dove accogliere bambini disagiati. Laura di questo posto conserva un piacevole ricordo, tuttavia affiorano ricordi di eventi passati..

Esattamente come nella teoria de Il Messaggero, si vocifera che le persone vicine alla morte abbiano una sensibilità particolare e che riescano a mettersi in contatto con l'aldilà o meglio con i fantasmi che non riescono ancora a raggiungerlo, fate vobis. È il caso appunto di Simòn, che, affetto fin dalla nascita dall'HIV, deve prendere continuamente sottoposto a cura medica e, probabilmente per questa sua peculiarità, stringe nuove amicizie con personaggi apparentemente inesistenti.

Le sue 'allucinazioni' però si aggravano e portano all'esasperazione della madre, che perde la pazienza in occasione del primo Open Day della nuova casa, facendo arrabbiare il bambino e causando così una tragica scomparsaTutt'altro che immaginaria invece un'inquietante vecchina che compare alcune volte e che sembra quasi ossessionata da questo luogo..



Recensione critica

Grandissimo successo in patria, all'epoca segnò il secondo miglior risultato di sempre in apertura nelle sale, sorpassando il pur acclamato Il Labirinto Del Fauno, qui in Italia però di questo The Orphanage non ho mai sentito parlare e se non fosse per Netflix non ne sarei facilmente venuto a conoscenza. Non a caso ho citato l'opera di Guillermo Del Toro, perché qui oltre a comparire come produttore ufficiale e grande sponsor, figura anche in un brevissimo cameo come dottore nell'ospedale quando Laura si cura la ferita alla gamba. Amico di lunga data del regista, il suo nome compare poi anche due volte in maniera nascosta nella pellicola, a voi il piacere di scoprire dove.

Entrando nel merito del film, non si può definire un classico horror: non sono presenti né scene paurose né disgustose. Spaventi ne ho avuti davvero pochi, si respira però una forte atmosfera ansiogena con una giusta dose di mistero. Se dovessi trovare un termine di paragone, opterei per il già citato Il Messaggero, successivo di due anni e quindi passibile di un ipotetico plagio. Ampie infatti le somiglianza per clima di tensione, tema della malattia e svelamento del mistero. Molto simile anche a The Babadook e qui è un gioco da ragazzi notare il parallelismo madre in crisi / bambino rompiscatole che vede personaggi immaginari.


Ho trovato poi innovativo e delizioso l'inserimento della tematica legata a Peter Pan, raccapricciante ma azzeccato pensare ai fantasmi dei bambini cristallizzati alla loro età fanciullesca mentre il mondo attorno si evolve, quasi abitassero nell'Isola che non c'è. E in questo gioco ha aiutato molto la convincente interpretazione della protagonista, Belen Rueda, già vista in Mare Dentro, performance che le è valsa infatti la simpatia del regista che l'ha voluta nel cast. Regia che ci ha regalato una storia avvincente e ben raccontata, ma a tratti banale e prolissa. Non mancano i momenti involontariamente comici quando Laura sveglia di colpo il marito in piena notte e lui risponde con garbo: "Sì, dimmi Laura". Mi è piaciuto infine il finale molto poetico, aspro come pochi, che tuttavia sa toccare le corde più sensibili dello spettatore.


Consigliato a chi cerca l'horror più drammatico che spaventoso; sconsigliato quindi allo spettatore pretenzioso di salti sul divano o di occhi chiusi per la troppa paura.



Giudizio complessivo: 6.9
Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer (un po' troppo spoileroso)





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