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Awakenings - Risvegli



Regia: Penny Marshall
Romanzo: Oliver Sacks


Trama iniziale

Negli anni '30, un bambino si diverte con i suoi amici a scrivere i loro nomi su una panchina nel lungofiume di New York. Fu allora che iniziò ad avere i primi tremolii alla mano. Nativo del Bronx, a scuola il migliore della classe, si rassegnò a una condizione sempre più grave della sua pur sconosciuta malattia. Dovette così relegarsi in casa e dire addio ai suoi compagni di scuola..

Parecchi decenni dopo, nel 1969, un medico leggermente strampalato cerca un impiego in un ospedale dove vengono trattati malati cronici. Fino ad allora brillante ricercatore in applicazioni molto particolari, la sua esperienza con i pazienti si ferma però al tirocinio svolto durante la laurea. Il direttore, contrariamente all'opinione del primario, decide di dargli una chance, vista la scarsità di personale nella sua struttura.

Sayer diventa così medico a tutti gli effetti e gli viene affidato il reparto dei malati neurologici. Qui vi stazionano alcuni pazienti diversi dagli altri, persone affette da un male sconosciuto e che vivono come dei fantasmi, con sguardo fisso e impossibilitati a compiere dei movimenti di loro volontà, sempre che ne abbiano. Tuttavia il dottore scopre serendipicamente che in realtà riescono a muoversi, soltanto a certe condizioni. Se infatti viene lanciata loro una palla sono in grado di afferrarla e reagiscono a stimoli minori come al richiamare del loro nome oppure all'ascoltare di un certo tipo di musica. Convinto quindi che la loro personalità si trovi da qualche altra parte, Sayer decide di sperimentare su di un paziente un nuovo farmaco per tentare di rendere permanenti questi risvegli...


Recensione critica

Come da presentazione iniziale, viene qui raccontata la vera storia del dottor Sacks, che ha raccolto e pubblicato le sue memorie in un libro. I protagonisti prima delle riprese hanno fatto conoscenza con lui stesso, con i suoi pazienti, studiando inoltre i filmati da lui registrati per garantire la massima veridicità. Talmente realistico che lo stesso farmaco che viene usato nel film fu utilizzato anche, ironia della sorte, per trattare il parkinson di Robin Williams prima del suo tragico decesso.

Cast dunque d'eccezione, con due attori di tutto rispetto, prolifici ed entrambi vincitori di Oscar per altri film e che da soli reggono l'intera pellicola. Interpretazioni quindi da pelle d'oca, sia quella di Williams che nel ruolo del dottore timido e impacciato riesce fin troppo bene (anche però nell'inquietante Sy de One Hour Photo) sia quella di De Niro che nella veste del paziente stupisce per bravura, tanto da valergli una nomination all'Oscar come miglior Attore protagonista.

La regia di Penny Marshall ne esce senza infamia né lode, nel senso che adoro il suo stile narrativo, molto femminile ma soprattutto molto chiaro e scorrevole, tuttavia manca quella poesia che renderebbe il suo lavoro immemorabile. La tematica è infatti una di quelle capace di strapparti il cuore, con l'accompagnamento delle immancabili musichette mielose. A tratti divertente, nelle prime scene probabilmente in maniera involontaria, devo raccontarvi di come a momenti non riuscivo a guardare la scena in cui il dott. Sayer scopre i primi movimenti, da tanto mi cagavo sotto per quanto sarebbe potuto succedere alle sue spalle :D .

Il finale, esattamente al pari di Big della stessa Marshall, mi ha lasciato l'amaro in bocca perché il lieto fine c'è, ma è di tutt'altro tipo rispetto a quanto mi sarei aspettato.


Consigliato agli amanti delle storie toccanti ed autentiche, che qualche traccia inevitabilmente lasciano a tutti; sconsigliato veementemente a chi si tiene lontano da un ospedale, anche solo col pensiero.



Giudizio complessivo: 7.5

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer




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