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The Iron Lady



Regia: Phyllida Lloyd


Trama iniziale

Una dimessa quanto anziana signora si fa largo tra gli scaffali di un anonimo supermarket nel centro di Londra. Nell'indifferenza dei clienti e dei proprietari si inserisce poi nella coda per la cassa. Essi infatti non sanno di avere di fronte la donna che, nel bene o nel male, ha segnato di più la storia del mondo occidentale dell'ultimo secolo almeno: stiamo parlando di Margaret Tatcher.


Scopriamo quindi che alloggia in un'abitazione controllata dagli agenti e che non le sarebbe stato permesso uscire neanche per quella piccola scappatella al negozio. Spesa che nella sua idea sarebbe servita per la colazione del marito, un simpatico vecchietto che non fa che punzecchiarla e ignorare i suoi consigli... 

E ben presto capiamo che questa reclusione è ben motivata da una salute psichica sempre più flebile, con frequenti allucinazioni che non rendono onore alla figura di rilievo che ha rappresentato. Arriva così ad accudirla la figlia, che cerca di ricondurla ai binari della Ragione.

Tuttavia ormai Margaret ha fatto il suo tempo, l'unico conforto concessole è quello della sua memoria e anche la consapevolezza di non avere da parte sua nessun rimorso, se non quello di avere trascurato il marito e la crescita dei figli per la gloria sua e della Nazione intera...


Recensione critica

Come intuibile fin dalla prima scena, non ci troviamo di fronte al solito biopic palloso, che narra le vicende del nostro protagonista dalla culla fino alla tomba. Qui partiamo proprio dai titoli di coda della vita di un personaggio pubblico che ha notevolmente influenzato la politica per oltre un decennio. Unico appunto che mi sento di portare avanti alla regista è la sequenza cronologica dei 'ricordi', sempre che di tali si tratti (non viene data una spiegazione al riguardo): capisco che per lo spettatore sarebbe risultato difficoltoso altrimenti, ma ritengo inverosimile che una persona inizi a ripercorrere la sua vita in ordine cronologico, piuttosto va avanti per associazioni mentali di situazioni attuali a singoli episodi. Vengono comunque toccati, e anche in parte romanzati, tutti i punti salienti della sua carriera.

Il ritratto non lascia scampo, crudo e impietoso: viene mostrata una persona prigioniera della sua condizione e prossima alla morte. Apprezzabile poi che non si sia voluto muovere alcuna critica al suo operato, come a dire "ai posteri l'ardua sentenza!". Si sorvola velocemente persino su un tema così dibattuto come lo sciopero della fame dei prigionieri IRA ottimamente messo in scena in Hunger. Giudizio che invece hanno espresso i suoi colleghi di partito, a riprova di una frase che a chi bazzica poco l'ambiente politico potrà sembrare esagerata, ma che posso confermare: "il tuo peggior nemico non sta nel partito avversario, ma nello stesso tuo".

La fotografia la ritengo impeccabile, basti pensare all'ingresso in parlamento dove lei figura come l'unica presenza femminile. Impossibile infine non far notare le recitazioni magistrali di un cast che vanta la crème del panorama inglese: parto da Jim Broadbent, che amo dopo Cloud Atlas, ma già irresistibile in Hot Fuzz, che qui nella parte di comic relief (letteralmente sollievo divertente) riesce a dare il meglio di sé. Giusto un piccolo accenno alla performance di Maryl Streep, semplicemente superba: una scena su tutte il colloquio con la figlia a proposito del figlio e del marito, stavo per scoppiare in un fiume di lacrime
:((


Consigliato (preferibilmente in lingua originale) agli amanti della storia e delle tradizioni d'Oltremanica, piaccia o non piaccia la signora Tatcher ha segnato un'epoca; sconsigliato a chi è abituato ai ritratti lineari, che magari partono da una dolce infanzia fino ad arrivare alla gloriosa morte.



Giudizio complessivo: 8

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer





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