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Room


Regia: Lenny Abrahamson

RECENSIONE

Joy è una ragazza con una vita normalissima, vive in una grande casa accogliente con il giardino, l’amaca e il gelato, ha due genitori che le vogliono bene e le insegnano ad essere rispettosa e gentile, ha la sua stanzetta in cui conserva foto, ricordi, giochi. 

Un giorno, mentre torna a casa da scuola, incontra l’uomo che le cambierà la vita rovinandogliela per sempre. L’uomo finge che il suo cane abbia un malore e chiede aiuto alla ragazza. Joy viene, così, rapita e rinchiusa in un magazzino. L’uomo la lascerà sola e le farà visita solo durante la notte per abusare di lei. Da uno di questi abusi nascerà il piccolo ometto che sarà in grado, in tutto questo marciume, di dare forza e speranza alla povera Joy.

Il piccolo Jack non conosce nulla del mondo esterno. Per lui è quella piccola stanza il mondo. Inizia, così, ad affezionarsi a tutto ciò che lo circonda: l’armadio, il letto, la vasca, la tv grazie alla quale riesce a guardare qualche cartone, le due sedie intorno al piccolo tavolo. Il centro del suo mondo sarà la sua mamma che, per non farlo soffrire, non gli racconterà mai la verità, non gli dirà mai che oltre il lucernario, visibile dal magazzino, c’è, in realtà, un mondo. Non si farà mai vedere triste o disperata. Ma quando arriva sera e Joy lo chiude nell'armadio per non farlo avvicinare dal mostro “Old Nick”, Jack capisce bene che c’è qualcosa che non va in quella realtà.

Appena Jack compie sette anni, Joy decide che è arrivato il momento di dirgli tutta la verità, il piccolo è diventato abbastanza grande per poterla aiutare a fuggire. Uscire da quel magazzini non è semplice e, soprattutto, non sarà semplice per Joy riprendere la sua vita come se nulla fosse successo né, tanto meno, per Jack iniziare daccapo la sua.


Il film è tratto dal libro di Emma Donoghue "Stanza, Letto, Armadio" ispirato, a sua volta, ad una storia vera conosciuta come “Il Caso Fritzl”.

Il Caso Fritzl” è un caso di cronaca nera. Josef Fritzl sequestrò la figlia Elisabeth, la tenne prigioniera per 24 anni e abusò di lei ripetutamente. Da questi abusi nacquero sette figli.

Joy è interpretata da una magnifica Brie Larson che si è aggiudicata, per questo ruolo, il premio Oscar come miglior attrice protagonista. La sua performance lascia di stucco, riesce a trasmettere allo spettatore proprio tutto: paura, dolore, disgusto, delusione, rabbia, soddisfazione, preoccupazione, felicità, voglia di rinascere, paura di rinascere, paura di non essere all'altezza di riaffrontare il mondo, soddisfazione e altre mille emozioni. La sua interpretazione arriva dritta allo stomaco, come un pugno e diventa difficile scrollarsi di dosso questa storia.

Il piccolo Jack è, invece, interpretato da Jacob Tremblay, un grande prodigio, perfetto per questo ruolo, avrebbe meritato l’Oscar anche lui.

Gli attori secondari riescono ad emergere fortemente e ci regalano prestazioni perfette.

Lenny Abrahamson è riuscito a raccontare una storia così forte in una maniera molto semplice. La prima metà del film si svolge, esclusivamente, nella piccola stanza e nella seconda metà troviamo solo un’altra location eppure il film non stanca nemmeno per un secondo. Nessun punto morto, nessuna scena di troppo, due ore passate completamente assorti nella vicenda.

Succedono così tante cose, i due protagonisti hanno talmente tanti cambi di umore, talmente tante emozioni contrastanti che il finale del film non è per niente scontato.

Giudizio complessivo: 9
Buona visione,



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