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Noi (Us)


Regia: Jordan Peele


RECENSIONE

Dopo il clamoroso successo di Scappa – Get Out, vincitore di un Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale nel 2018, Jordan Peele rischiava di rimanere un cosiddetto ‘one hit wonder’, ma la maledizione del secondo film è stata scongiurata grazie a Noi (Us già campione di incassi in America) che il 40enne regista newyorchese ha scritto, prodotto e – ovviamente – diretto in maniera esemplare.

L’incipit è piuttosto semplice e largamente diffuso nel genere horror: una tranquilla famiglia (padre, madre e due figli adolescenti) in vacanza al mare nella località di Santa Cruz, California, viene presa di mira da quattro sconosciuti che tentano di fare irruzione nella loro residenza estiva.

Con questa premessa Peele ci fa credere di essere dalle parti di pellicole note come The Strangers o Funny Games, per citarne alcune, ma in questo caso gli estranei sono dei doppelgänger, perfettamente identici ai padroni di casa sennonché indossano delle tute rosse, si muovono come dei ninja e brandiscono un paio di forbici dorate poco rassicuranti.

I risvolti saranno inaspettati: senza svelare troppo della trama per non rovinare la visione possiamo affermare che il tema del doppio, da una connotazione singola (il lato oscuro presente in ognuno di noi) diviene più complesso man mano che ci avventuriamo nella narrazione, fino a un colpo di scena finale da maestro.

Del resto già dai titoli di apertura con un ipnotico zoom out da una gabbia di innocui conigli il regista ci avverte che non si tratterà del classico scary movie. Segreti celati e traumi rimossi vengono pian piano alla luce in questa pellicola ambiziosa che tiene costantemente col fiato sospeso, e poco importa se a fine proiezione si noterà qualche forzatura nel congegno ben calibrato.

Uno dei meriti incontestabili di Jordan Peele è stato quello di alzare l’asticella rispetto all’opera precedente, sia in termini di forma che di contenuto, realizzando una vera e propria critica alla società odierna, una scelta oserei dire molto più politica rispetto a Scappa – Get Out, che già aveva dalla sua la spinosa questione razziale.

I temi abbracciati sono molteplici: dalla lotta di classe all’eterno dualismo tra capitalismo e proletariato, financo la creazione di una utopica società senza privilegi.

Disseminando il film di molteplici simbolismi e riferimenti alla cultura pop, Peele realizza una sorta di “Shining” del nuovo millennio evitando abilmente manicheismi o lezioncine didascaliche. Il ritmo serrato miscelato a una tagliente ironia è uno dei punti forti del film, grazie anche a un formidabile montaggio che, tra le altre cose, accresce la tensione e evita sapientemente il ricorso eccessivo agli effetti visivi (raramente i doppi si trovano nella stessa inquadratura dei loro corrispettivi originali).

Plauso alla inquietante colonna sonora firmata da Michael Abels (già all’opera con Peele per Scappa – Get Out) intervallata da brani cult della scena hip hop (“I Got 5 On It” su tutti), mentre è a dir poco eccezionale la prova di tutto il cast, su cui spicca una Lupita Nyong’o (vista in Black Panther e 12 Anni Schiavo) da nomination all’Oscar.

Caldamente consigliato per gli amanti dell’horror d’autore.

Valutazione: 8.5
Buona visione,

Cinemascope_86

Trailer


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