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Hell Fest


Regia: Gregory Plotkin

RECENSIONE

Mediocre slasher-horror dal quale onestamente mi attendevo, ed era lecito attendersi, molto di più.

Le premesse infatti erano tutt’altro che disprezzabili, l’idea di un parco giochi a tema horror mi intrigava parecchio, così come la possibilità di sfruttare l’azzeccata location per poter dar sfogo alla violenza di un serial killer, che avrebbe potuto facilmente confondersi nella folla (o dietro i personaggi protagonisti dello show) e rendere il tutto ancora più interessante.

Ma purtroppo qualcosa deve essere andato storto, caro il mio Gregory Plotkin, regista che già con il suo esordio in Paranormal Activity n.5 (ma cazz c’era davvero bisogno di arrivare al quinto capitolo???) non aveva esattamente brillato e che neppure qui riesce a sviluppare un lavoro degno della sufficienza.

L’incipit non è malvagio e sembra confermare la bontà del prodotto (soprattutto nello sfruttare il suo punto forte, sopra citato), ma già si intravvedono segnali che potrebbero far virare il tutto verso una possibile cagata pazzesca.


E da qui infatti incomincia una deludente rassegna di problematiche che impediscono di rendere giustizia ad un’ambientazione che, voglio ripetermi ancora una volta perché lo merita, resta l’unica nota positiva di tutto il film.

Le banalità si sprecano, a partire dal solito gruppo di ragazzi idioti (per carità per rendere efficace un horror, qualcuno di idiota ci deve essere, ma qui davvero esageriamo), che spesso diventano pure difficilmente sopportabili, grazie anche a dialoghi ridicoli ed insulsi che di certo non contribuiscono a mettere in mostra le loro capacità (per altro scarse) di destreggiarsi in maniera accettabile davanti alla macchina da presa.


Il genere, da quello che si legge in fase di presentazione, viene dichiarato come horror-slasher, per cui uno si aspetta un minimo di tensione, qualche effetto decente e un accettabile spargimento di sangue innocente, peculiarità che marcano tutte inspiegabilmente visita, tanto che alla fine intrattengono di più le attrattive del parco, rispetto alle scene “reali” messe in atto dal piano partorito dal serial killer di turno.

Già, il serial killer, forse la delusione più grande di tutto sto baraccone.


E sì perché quando ti presenti con un villain mascherato, vien da se che il paragone con i suoi illustri predecessori è inevitabile e non c’è manco bisogno di andare a scomodare gente come Myers, per rendersi conto di quanto sia debole il personaggio qui proposto. Zero carisma, zero timore, zero di zero, solo un minchione neanche ben caratterizzato, conosciuto come “The Other”, “L’Altro”, a testimonianza che manco si merita un nome sto scemo.

La parte finale, con le ultime fasi della caccia e l’epilogo vero e proprio, non sono manco da buttare via, ma non riescono a risollevare una nave che ormai era già sul fondo dell’Oceano da un pezzo.

Giudizio complessivo: 4.5
Infelice visione,



Trailer


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