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Bird Box


Regia: Susanne Bier

Poco tempo fa, non mi ricordo più a che proposito, scrivevo sui social che ultimamente Netflix non sbaglia un colpo…e prontamente eccomi a dover correggere lievemente il tiro, perché con Bird Box non dico che abbia toppato alla grande, ma onestamente mi sarei aspettato decisamente di più.

Ora, non voglio dire che le aspettative erano quelle di un Hereditary o di un Mother!, tanto per citarne due sui quali riponevo una fiducia gigantesca ma, leggendo la trama, è chiaro che la faccenda stuzzicava parecchio, visti i possibili risvolti e le implicazioni da essi derivanti.

Una trama che, non sto certo a svelare la scoperta dell’America, ricorda, seppur con dettagli sensoriali differenti, la storia a cui abbiamo assistito con grande piacere (sicuramente mio, mentre ho letto che altri avrebbero preferito farsi cavare gli occhi) in A Quiet Place, strizzando pure un po’ l’occhio al deludente The Happening di Shyamalan. Qui però puoi fare tutto il casino che vuoi senza il bisogno di dover andare alle cascate, perché i presunti “mostri” (o quel che è insomma) ti condanneranno a morte certa solo se sarai tentato di guardarli (che poi basta semplicemente guardare fuori da una finestra, o anche attraverso lo schermo di un PC raffigurante le immagini riportate da una security cam puntata all’esterno per autosuicidarti all’istante).


Bene quindi verrebbe da dire, ma ecco che poi scopri che in realtà la faccenda prende spunto da un romanzo di Josh Malerman (che non conosco e pertanto mi limiterò a giudicare il film solo per quello che ho visto) e di per se la cosa non sarebbe un problema, ma lo diventa nel momento in cui l’unica roba (o almeno una delle poche) che funziona è appunto l’idea di base. 

Funziona anche piuttosto bene Sandra Bullock che, nonostante l’età, si mantiene molto bene stuzzicando ancora pensieri nella maggior parte degli spettatori sessualmente senzienti e che, in aggiunta a quanto appena evidenziato, fornisce una prestazione recitativa convincente che tiene a galla la baracca. Come lei, non è da sottovalutare l’operato del buon John Malkovich, insopportabile nel ruolo cucitogli addosso per l’occasione.


Nonostante un’interessante alternanza tra ciò che successe prima dell’inizio del lungo viaggio e il presente, quello che penalizza il film sono una serie di forzature e situazioni francamente poco credibili, unite alla volontà/necessità (forse dovuta in parte a dettami imposti quando il prodotto deve avere un taglio più televisivo) di non osare abbastanza, mantenendo così un sentimento simil buonista che difatti trova sfogo in un finale che non mi ha convinto per niente. Perfino il tentativo di mostrare quanto possano essere dolorose le scelte quando la situazione si fa tragica, non trova compimento a causa della considerazione appena fatta. 

SPOILER Prendiamo per esempio come spunto la scena delle rapide, devi sacrificare uno dei due per guardare e poi, da bendata, conduci la nave in porto e non solo ne esci illesa, ma illesi ne escono pure i due bambini che, ipoteticamente, non saprebbero nuotare neppure senza la benda. FINE SPOILER. Ecco questo è il chiaro esempio di quello che volevo dire, estendibile per esempio anche alle scene nel bosco (cazz almeno un ramo in faccia lo vorrai prendere???).


Detto ciò aggiungo anche un momento di fiacca verso metà film, che rischia di far comparire pure qualche sbadiglio ed ecco che la frittatona è fatta, anche se un discreto intrattenimento complessivo e l’idea azzeccata di non addentrarsi troppo in rischiose spiegazioni su ciò che stesse realmente accadendo, mantiene il giudizio su livelli di insufficienza lieve.

In conclusione quindi, abbiate poche aspettative e, se avrete l’idea iniziale di trovarvi di fronte ad un semplice prodotto di intrattenimento di stampo televisivo, probabilmente resterete sufficientemente soddisfatti. Chiaro, per i filmoni sarebbe opportuno citofonare altrove.

Aggiungo una piccola parentesi, c’è qualche minchione che, scimmiottando ciò che accade nel film, se ne va in giro ad effettuare prove “di coraggio” bendato, magari lasciandoci pure le penne (ora non ricordo se ci sono stati già incidenti a riguardo). Alcuni l’hanno chiamato “gioco pericoloso”, altri “follia”, io mi limito a chiamarlo “selezione naturale”, perché se qualche soggetto ci rimane secco attraversando bendato la strada per dimostrare quanto è figo, direi che ciò non può che essere un bene per l’evoluzione della specie.

Giudizio complessivo: 5.5
Enjoy,




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