The Nun


Regia: Corin Hardy


RECENSIONE

L’universo Conjuring non ha certo bisogno di presentazioni e non devo certo io ricordare quanti appassionati del genere horror ha coinvolto negli ultimi anni, senza contare quelli che coinvolgerà nel futuro, vista la futura uscita di Conjuring 3, Annabelle 3 e chissà cosa diavolo altro ancora.

Personalmente sono molto affezionato alle vicende trattate in questi film, ritengo i due Conjuring prodotti di alto livello (il primo in particolar modo) e soprattutto ritengo che Valak sia, insieme a Art the Clown di Terrifier, uno dei villain (se così lo si può chiamare, con licenza poetica) meglio riusciti dell’ultimo periodo (e l’ho pensato sin dalla sua prima apparizione nel quadro in Conjuring 2). Potete quindi immaginare quanto sia stata difficile la lunga attesa per l’uscita di The Nun, film che appunto ha per protagonista il Demone che qualcuno ha simpaticamente descritto come un incrocio tra una suora e Marylin Manson.


Inevitabilmente il rischio delusione era grandissimo e ne ero al corrente, tanto che forse ero arrivato al processo inverso che mi ha portato, prima della visione, a credere di aver di fronte una cacata pazzesca e rimanendo poi di contro mediamente soddisfatto (ma non di più).

Diciamo che il film è esattamente ciò che mi aspettavo e ciò che in fin dei conti doveva essere; una trama semplice senza troppi fronzoli, una spiegazione decentemente credibile sull’origine di Valak e una costruzione della vicenda basata su apparizioni e jump scares, che avrebbero dovuto alimentare il presobenismo nei confronti del demone più in voga al momento. E se per quanto riguarda storia e sceneggiatura non ho grandissime riserve (dai su, che cazz vi aspettavate???) è su quest’ultimo aspetto che ritengo si sarebbe dovuto far meglio.

Chiariamoci, la vicenda imponeva una struttura basata su un jumpscarismo piuttosto rumoroso e cazzarone, ci si doveva scordare un qualcosa di raffinato in stile Hereditary e di conseguenza pensavo e speravo, non dico di cagarmi addosso, ma quantomeno di non poter restare tranquillo con la birra in equilibrio sul naso. Purtroppo invece, si assisteva spesso ad episodi piuttosto telefonati che, per chi mastica horror da svariati lustri, non sortiscono l’effetto desiderato; certo alcune sequenze non erano da buttare, ma purtroppo il regista non si è guardato attentamente Two Sisters, altrimenti avrebbe chiaramente appreso la tecnica del doppio jump scare vista nella scena del lavandino e allora si che la musica sarebbe cambiata. E invece qui, la cosa cha fa maggiormente rabbrividire è la frase “Ogni decisione che prende il Vaticano è motivata”.


Nel complesso però il film funziona bene, grazie ai soliti incubi che non marcano mai visita e restano una garanzia di successo, e alla figura di Valak che non si risparmia e per questo voglio fare un plauso a quella Bonnie Aarons che grazie a questo personaggio ha decisamente messo apposto la sua carriera e la sua vita almeno per un po’. A ciò aggiungiamo una nota di merito alla più giovane delle sorelle Farmiga, che ben si divincola nel ruolo che le è stato ritagliato per l’occasione.


Peccato solo per alcuni dialoghi non esattamente da Oscar, perché poi nel finale il film si riprende ulteriormente, con il collegamento alla vicenda dei Warren che fa quadrare il cerchio e che lascia, come dicevo sopra, moderatamente soddisfatti.

L’universo Conjuring ha infatti, secondo me, ancora molto da dire e pertanto aspettiamo i prossimi episodi, sperando che James Wan, in un modo o nell’altro, sia sempre meno presente dietro le quinte, e sempre più presente in prima linea.

Giudizio complessivo: 6.5
Enjoy,





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