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Sleepaway Camp


Regia: Robert Hiltzik

Particolare e bizzarro slasher in puro stile anni ’80 ingiustamente snobbato e poco conosciuto, ma che vale la pena riscoprire.

Diciamo pure che la prima volta che lo vidi, fu a causa di svariati commenti che decantavano il finale di questo Sleepaway Camp come uno dei più scioccanti e sconvolgenti mai visti e pertanto la curiosità ci ha messo veramente poco a prendere il sopravvento. E a questo punto è d’obbligo fare una considerazione; se uno, come il sottoscritto, arriva alla visione con tutte queste gigantesche aspettative c’è il rischio che forse rimanga leggermente insoddisfatto (non è il mio caso), mentre chi ha avuto e avrà la fortuna di imbattersi per caso in questo lavoro sono sicuro che ne resterà piacevolmente impressionato.

Perché diciamocelo pure, quel dannatissimo finale, seppure intuibile (almeno per quanto riguarda l’identità dell’assassino, nel senso di capire chi è l’esecutore materiale degli omicidi), lascia il segno e fa si che la maggior parte degli appassionati del genere finisca col vederlo e ricordarlo per molto tempo. 


Che poi se gli stessi appassionati avessero visto - SPOILER La Casa Dalle Finestre Che Ridono (grandissimo filmone di casa nostra che vi invito a recuperare qualora non l’aveste ancora fatto), non rimarrebbero poi così sconvolti dal già troppo pubblicizzato epilogo - FINE SPOILER.

Il problema però è che, oltre a questi due minuti conclusivi, ce ne sarebbero altri 88 circa in cui il regista ha dovuto inventarsi qualcosa per poter dare credibilità a tutto ciò di cui ho appena parlato e, in questo senso, non si può negare che il risultato sia lievemente traballante.


La trama infatti non è esattamente delle più originali; qualche anno prima era infatti uscito Venerdì 13 (che poi a me non è mai piaciuto così tanto, al di là di qualche scena interessante) e qui i riferimenti al ben più illustre predecessore sono decisamente evidenti. E già perché questo era il periodo in cui il genere slasher andava forte e non è raro vedere lavori molto simili tra loro a quell’epoca.

Ma qualche spunto interessante comunque lo si riesce a trovare, grazie ad una serie di uccisioni che nel complesso non dispiacciono, aiutate da alcuni effettacci pregevoli. 


Chi non ha aiutato la realizzazione del film è invece stato il probabile basso budget a disposizione, che ha senz’altro influito su diverse componenti, una tra tutte la scelta del cast che, Angela apparte, non è che offra proprio una prestazione che resterà negli annali della recitazione.

Per cui se stessimo parlando di un filmetto normale che si trascina stanco fino alla conclusione della vicenda, l’insufficienza sarebbe quantomeno probabile, ma ci sono quei due fottutissimi minuti finali, anzi limitiamoci pure a quell’immagine finale (con tanto di sonoro sagace che amplifica l’epicità del momento) che risolleva l’intera baracca e che fa si che ancora oggi si parli di questo lavoro.

Concludo raccomandandovi di scegliere con cura la versione del film che andrete a vedere (scommetto che un po’ di curiosità vi è venuta), perché in alcune (tra cui quella che ho visto io) presenta una traduzione sottotitolata che neppure il buon anima di Aldo Biscardi sarebbe stato in grado di partorire.

Giudizio complessivo: 7
Enjoy,






Trailer



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