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Il Nastro Bianco


Regia: Michael Haneke

Contrasti generazionali, educazione folle ed omertà senza limiti: questi sono gli ingredienti per Il Nastro Bianco, uno tra i migliori lavori del maestro austriaco Haneke.

Siamo in Germania all'inizio del 1900. Ci troviamo in un villaggio rurale comadanto dal Barone, lui e la moglie infatti possiedono tutti i terreni nei quali lavorano le famiglie del paese. Tutto procede per il meglio fino a quando una serie di strani accadimenti iniziano a verificarsi, come un cavallo fatto ribaltare con una fune mentre veniva cavalcato dal dottore del paese; bambini frustati nella notte e altri piccoli ed insoliti eventi che inizieranno a spaccare la comunità.


Il film, inutile dirlo, è potentissimo sotto ogni punto di vista. Il bianco e nero aiuta l'immersione in una storia che è piena di luci ed ombre, un paese nel quale la vita pubblica è assolutamente senza pecche mentre dentro le mura di casa regnano prepotenza, violenza, insulti, sessualità malata e sopraffazione del più debole. Proprio i deboli qua saranno i bambini, costretti a subire le angherie dei genitori; l'ambiente domestico non a caso è rappresentato spesso con colori scuri e stanze immerse nel buio.

L'educazione malata però porta sempre a conseguenze devastanti, conseguenze coperte dalla stessa omertà dei genitori, incapaci di assumersi le responsabilità per i danni creati nelle giovani menti. Questo tipo di mentalità ricorda, sotto molti aspetti, l'ideologia nazista che da li a pochi anni avrebbe preso realmente piede in tutta la Germania.


La scrittura dei dialoghi è assolutamente favolosa ed è la colonna portante di tutta l'opera. In due ore e mezza riusciremo a conoscere un numero di personagi considerevole ma non avremo mai l'impressione di essere spaesati, grazie ad una voce narrante (quella del maestro del villaggio) che ci cintrodurrà tutti i personaggi e ci aiuterà a seguire alcuni passaggi della trama altrimenti poco comprensibili.

Un altro ruolo davvero interessante della voce narrante è quello di farci sapere in anticipo che sta per accadere qualcosa di spiacevole. Per molte delle scene infatti noi sapremo che la fine non sarà lieta ma non sapremo mai in quale momento e in quale modo la serenità della piccola comunità possa venire turbata.

Altro punto di forza del film è la rappresentazione indiretta del male. Per molte delle scene riguardanti violenza e sesso infatti noi non vedremo nulla ma lo intuiremo, lo sentiremo e dovremo ricostruire le terribili immagini con la nostra mente. Questo è per certi versi controcorrente in un periodo cinematorafico dove il film migliore è quello più violento e più vero, anche se vi garantisco che questo film riesce ad essere terribilmente realistico e brutale pur non mostrando nulla.


L'assenza di colonna sonora, fatta eccezione per le scene nelle quali i protagonisti suonano, mi ha ricordato molto La Pianista dello stesso Haneke, anche se qua il silenzio si sposa ancora meglio con le immagini, spesso statiche ma talmente belle da incantare.

Film assolutamente consigliato a tutti gli amanti del cinema d'autore di altissima qualità; un'opera a cavallo tra L'albero degli Zoccoli ed Il Cavallo di Torino, anche se forse ancora migliore delle opere sopracitate.


Giudizio complessivo: 9.3

Buona Visione,

Stefano Gandelli




Trailer



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