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Il Giardino Delle Parole


Regia: Makoto Shinikai


Takao è un ragazzo quindicenne con la passione per le scarpe; durante i giorni di pioggia salta la scuola e si rifugia in un piccolo gazebo nel parco a creare i suoi modelli ma, giorno dopo giorno, viene a conoscenza di una giovane donna, più grande di lui, che passa le giornate di pioggia nel suo stesso luogo.

Giorno dopo giorno tra i due nascerà un intesa che da amicizia presto si tramuterà in amore, un amore non fisico ma solo sentimentale, dato dall'appoggio morale che si daranno a vicenda.

L'amore del Giardino delle Parole è un amore delicato e vellutato, fatto di parole sussurrate e lunghi silenzi, di sguardi e pensieri. Makoto Shinikai crea una piccola opera tanto lieve nello svolgimento quanto potente nel finale, unendo poesia giapponese classica, paesaggi naturali e un'attenzione ai dettagli più che elevata.


Visivamente l'opera è sbalorditiva, fonde disegno a mano e computer grafica in modo da ottenere uno stile unico, a tratti iper-realistico ed attento ad ogni singolo particolare, dal riflesso di un vetro alle onde create da una goccia che cade. Ogni dettaglio viene catturato e mostrato allo spettatore come se ci trovassimo di fronte ad una poesia in continuo movimento.
Tutta questa potenza visiva è accompagnata da una colonna sonora altrettanto delicata, brani strumentali relizzati con un pianoforte che si alterneranno ai lunghi silenzi scanditi solo dalle gocce di pioggia che cadono. 

La sceneggiatura è buona, i dialoghi pur non essendo sempre realistici riescono a farci calare nella storia e a farci sentire parte delle sofferenze e delle gioie dei due giovani protagonisti, costretti a vivere un dramma alla Lolita, anche se con molta meno malizia che nell'opera di Kubrick. I punti di contatto con quest'opera però sono comunque molteplici, dal tema dell'amore verso un minorenne alla fuga passionale insieme, tanti piccoli tasselli che vengono raccontati nei due film in modi quasi opposti, due diverse facce di un unica medaglia


Unica grande pecca di questo film è la durata. Vista la bellezza e la cura nella relizzazione sarei andato avanti per ore a guardarlo e scoprire che la sua durata è di soli 45 minuti mi ha lasciato l'amaro in bocca, un dispiacere che però colmerò al più presto cercando di recuperare gli altri lavori del maestro Shinikai.

Consigliatissimo a tutti gli amanti delle storie d'amore intrise di poesia e a chi vuole uno sguardo sugli anime giapponesi esterne al mondo dello Studio Ghibli.

Giudizio complessivo: 9
Buona Visione,


Stefano Gandelli


Trailer



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