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Focus - Arthur Miller


di Arthur Miller


Buon libro che consiglierei a tutti per la tematica trattata, purtroppo sempre attuale. 

>> Trama
L'autore ci parla e ci mostra una persona normale, nella società e nel tempo in cui vive e conduce una vita piatta e regolare, con le sue abitudini e la scansione monotona che divide i suoi giorni nelle ore di lavoro, nello spostarsi per raggiungerlo e nel ritorno a casa, dove niente e nulla è diverso da un giorno all'altro. Il protagonista è un uomo retto, ordinato nell'aspetto, preciso nel suo lavoro, non da fastidio a nessuno, cura sua madre con la quale convive, come può. Non ha amici, solo qualche conoscente, non frequenta donne; scambia i saluti con i suoi vicini di casa, e con il suo capo per il quale ha un rispetto di natura gerarchica. 

Ha compiuto il suo dovere di bravo cittadino durante la guerra, poi è tornato a casa ed ha trovato un lavoro in una grande azienda dove ha il compito di assumere il personale, soprattutto dattilografe. 

Dal suo posto di lavoro, tramite una parete di vetro che dietro suo suggerimento i suoi superiori hanno installato, controlla il lavoro delle impiegate e il loro rendimento. Per questo e anche per la sua puntualità è ben visto. Fin qui niente fa pensare a un cambiamento; tutto procede come sempre, ma pian piano il protagonista si rende conto che ha bisogno di mettere gli occhiali da vista perché fa molta fatica a distinguere oggetti e persone. Anche il suo diretto superiore lo spinge a fare l'acquisto per poter continuare il suo lavoro. Con fatica si convince all'uso degli occhiali, ma dal quel momento si rende conto che viene guardato dalla gente in un altro modo. Non capisce cosa succede, e cerca di continuare la sua normale vita. 

Continua ad assumere impiegate quando gli viene chiesto di farlo, e le sceglie in base alla sua esperienza dopo un colloquio che può durare pochi minuti o anche di più. Ed è in uno di questi esami che incontra una donna, che in qualche modo lo turba. Lui non sa cosa gli sta succedendo, è confuso, quello che sa di sicuro è che quella donna non deve essere assunta. Così sarà, e lei andrà via molto arrabbiata.

Tornato a casa la sera, sua madre lo vede per la prima volta con gli occhiali, e gli dice ridendo che assomiglia a un ebreo. 

La sua vita continua, non ci sono cambiamenti nel suo lavoro, ma un giorno senza preavviso viene spostato dal suo incarico. Lui non capisce e rifiuta il posto che gli viene offerto. Viene licenziato ed è costretto a cercare un altro lavoro. 

Non si scoraggia, e comincia a presentarsi dove sa che la sua esperienza può servire. Adesso è lui che deve subire un esame e fare un colloquio per dimostrare ciò che sa fare. In uno di questi incontri, sarà proprio quella donna che lui non aveva assunto ad interrogarlo. 

I due si riconoscono, e sanno il motivo di quella mancata assunzione. Lei però fa di tutto per assumerlo e adesso lavorano nello stesso posto. I due intrecciano una relazione e si sposano, lei va a vivere a casa di lui.

Nel rione dove vivono ci sono fermenti, c'è gente che si mobilita in società più o meno segrete, anche a lui viene chiesto di partecipare a delle riunioni. Lui non sa bene, o forse non vuol sapere, lascia che le cose siano, non prende parte e non rifiuta, vuole vivere la sua vita, e vuole star tranquillo con sua moglie. 


Ha ancora la sensazione di essere guardato con sospetto, non sa bene per cosa, subisce velate minacce, i vicini gli tolgono il saluto. La moglie lo spinge in qualche modo a chiarire con i vicini, ma lui rifiuta, non ha niente da chiarire. Un tarlo si insinua nel suo pensiero, e il ricordo della mancata assunzione di quella che poi è diventata sua moglie adesso è chiaro - non l'aveva assunta perché: dal suo modo di presentarsi , da come parlava, come era vestita lui l'aveva scambiata per una ebrea, lei questo l'aveva capito. 
Ma lei non lo è, e neanche lui lo è, però è questo quello che pensano nel quartiere di loro, è per questo che lui ha perso il primo posto di lavoro e allora bisogna parlare coi vicini, spiegare

Ma lui non ha niente da spiegare, cosa ha da spartire lui e la sua famiglia con gli ebrei che sono sporchi e attaccati al denaro? Che sono altro da loro?
Non andrà da nessuno a dire che non appartiene a quella gente. 

A tarda sera, fuori con la moglie, viene picchiato da un gruppo di giovani che sono guidati da un vecchio, lui sa perché viene attaccato e cerca di spiegare loro che non è lui che deve essere picchiato, ma è l'altro, l'uomo che vende i giornali che è ebreo, dunque si stanno sbagliando, ma è proprio l'ebreo che esce dal suo bugigattolo a difenderlo, e mandare via gli assalitori; anche la moglie è scappata. 

Sporge denuncia alle forze dell'ordine, e la guardia poco interessata alle sue parole gli chiede quanti di loro abitino in quel quartiere. Lui lo guarda senza capire, poi si rende conto, e allora risponde che sono solo loro due, lui e il giornalaio, non ce ne sono altri.
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Il libro più che trattare di antisemitismo, tratta della stupidità umana, quella che non va oltre il conosciuto, che si ferma alle apparenze, non cerca di capire, si ferma sul sentito dire, e pur di non avere noie non si da la briga di appurare, di analizzare. Un vecchio proverbio siciliano dice 'dammi nome e buttami a mare', volendo dire che una volta che mi hai dato quel nome o quella nomea, posso buttarmi anche in fondo al mare, ma sarò riconosciuto sempre per quel nome, o quella nomea, che può essere vera o no. 


Dunque è quello che succede nello svolgersi del racconto. In effetti nessuno sa, nessuno conosce il venditore di giornali, nessuno è entrato in casa sua e ha visto se è una casa sporca o no. Si sa solo che è ebreo e dunque è sporco e altro. A questo punto, guardando il vicino di casa, mi viene il sospetto che anche lui sia ebreo e allora anche lui di sicuro sarà come l'altro e cercherò di isolarlo e di allontanarlo. Se non capisce che non è ben accetto, ricorrerò alle maniere forti.

Oltre la stupidità ottusa che non vuole capire, c'è la paura dell'altro, del nuovo che può scardinare un sistema stabilito. In effetti non è detto che possa succedere ma è meglio non rischiare. Le contaminazioni sono poco gradite, ognuno stia con i suoi. La cosa terribile è che poi anche i propri possono essere altro. 


Il libro lo consiglieri a tutti, è un buon libro e fa pensare, specie in questi tempi di movimenti di intere popolazioni. Fa riflettere. Perché ognuno di noi può essere l'altro..


Antonietta Panzera



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