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Robocop (2014)


Regia: Josè Padilha

Il tema riguardante le creature potenziate modificate da protesi, congegni meccanici e organi artificiali o riguardante androidi biologici rivestiti di pelle umana, è ricorrente nel cinema di fantascienza.

Una pellicola che analizza in maniera approfondita questa questione è Robocop (2014) di José Padilha.

Il film è ambientato nel 2028, anno in cui la multinazionale OmniCorp, leader nel settore della tecnologia robotica, ha permesso agli Stati Uniti d'America di vincere numerose guerre, grazie alla costruzione di robot di pattuglia e poliziotti androidi. La multinazionale, però, non può vendere i propri prodotti, sia a causa dell'opinione degli Americani, contrari all'utilizzo di robot come poliziotti, sia a causa della Legge Dreyfuss che, espressamente, lo proibisce. Tuttavia, al fine di utilizzare comunque i suoi robot in guerra, con un escamotage, il leader della OmniCorp, Raymond Sellars, chiede al suo team, comprendente anche lo scienziato Dennett Norton, di realizzare un progetto del tutto nuovo, ibridando uomo e macchina.

Il cyborg protagonista del film è Alex Murphy, il quale viene ritenuto dal Dottor Norton il candidato ideale per il programma definito ‘RoboCop’: tutto il corpo del poliziotto, fatta eccezione per la testa, parte della spina dorsale e la mano destra, vengono sostituiti da protesi cibernetiche e gli viene innestato nel cervello un software per l'identificazione di fuorilegge, collegato ai computer della polizia.

Dopo aver raccontato brevemente la trama è giusto, prima di tutto, concentrarsi sui robot costruiti all’inizio del film e sul rifiuto di essi da parte della società. L’America viene definita «robot-fobica», il 72% dei cittadini non vuole accettare che dei robot si occupino della sicurezza di Detroit, in quanto si ritiene che "una macchina non possa conoscere la vita umana, non possa provare rabbia, pregiudizio o compassione e non possa, quindi, sindacare sulla vita di un essere umano".

A questo punto l’attenzione viene puntata su una scena intrisa di significato e capace di fornire molti spunti di riflessione. Essa mostra ciò che accade alla multinazionale Omnicorp, dove il dottor Dennett Norton mette in atto delle ricerche al fine di costruire delle protesi per uomini che non dispongono più di arti e lo si vede lavorare mentre restituisce le mani ad un chitarrista capace, adesso, nuovamente, di poter suonare lo strumento musicale.

Questa scena, messa lì quasi per svolgere la funzione di antitesi, per rappresentare l’aspetto positivo contrapponendolo a quello negativo visualizzato un attimo prima, è l’emblema dell’aiuto che può fornire la tecnologia, della capacità dell’uomo di potersi ibridare con essa e diventare un "tutt’uno".

I cittadini americani, dunque, si mostrano disposti ad accettare il lavoro del Dottor Norton, ad accettare le ibridazioni tra uomo e tecnologia, ad accettare che ci sia un cyborg, piuttosto che un essere totalmente meccanico, ad occuparsi della sicurezza della città: "un uomo che possa sindacare sulla vita degli altri esseri umani" e che possa rapportarsi in maniera adeguata alle situazioni, ma anche un uomo che abbia acquisito alcune caratteristiche proprie della macchina, un uomo che abbia modificato i suoi assetti grazie alla tecnologia, un post-umano.

Qui però sorge un nuovo problema, Murphy è troppo emotivo, non è come i robot costruiti per operare in campo militare, considerati privi di emozioni e capaci di essere efficienti in ogni momento. Lui esita nel combattimento e si distrae puntando la sua attenzione sugli uomini che cerca di salvare e non su quelli da uccidere. Decidono, dunque, di modificargli la coscienza ed eliminargli tutte le emozioni, in quanto ritenuto dalla Omnicorp uno "spreco di soldi", mentre gli Americani sono divisi, a questo punto, al 50% per quanto riguarda il favore o meno nei riguardi dell’utilizzo di uomini o macchine nel campo della sicurezza.

Questo film ha rivolto l’attenzione sulla possibile modifica della corporeità e della sensibilità umana grazie all’utilizzo della tecnologia (cyborg), mostrando le conseguenze che da questi technological enhancements potrebbero derivare, ma ha puntato lo sguardo anche sui robot e sulle paure del genere umano nei confronti di "macchine inutili in quanto incapaci di comprendere la vita umana", incapaci di provare emozioni, di saper agire, riflettere e interagire con l’essere umano in maniera adeguata, tema a cui si farà riferimento anche nell’analisi delle pellicole successive.

Giudizio complessivo: 7.5
Buona visione,





Trailer


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