El Bar


Regia: Alex de la Iglesia

Filmaccio ispanico scovato su Netflix piuttosto casualmente, ma che ha catturato la mia attenzione sin dalle prime battute, anzi diciamo pure sin dalla lettura della trama.

L’alone di mistero che infatti si viene a creare durante la breve lettura trova conferme nei primi minuti del film, dove appunto queste due persone che fuoriescono dal bar vengono misteriosamente uccise, lasciando i protagonisti e gli spettatori col dubbio amletico in merito a quanto stia realmente accadendo li fuori.



Ed è un peccato che SPOILER durante i titoli di testa campeggino in bella vista batteri, o forse virus non ricordo, quasi a fornire un gran bell’indizio su dove il film potrebbe andare a parare. Non che uno non se lo aspetti ad un certo punto, ma in questo modo appare quasi palese la soluzione “epidemia” come candidata primaria. FINE SPOILER

Il gruppo dei protagonisti è ben assortito e c’è una buona varietà di elementi, fattore che è sempre una garanzia di successo quando si finisce col restare isolati entro un esiguo spazio confinato. Si spazia infatti dal barbone mezzo fanatico religioso, alla figa immancabile, alla vecchia impaurita, all’uomo d’affari senza scrupoli, al lavoratore umile e servile, al giovane intraprendente e forse mi sto scordando qualcuno, ma poco importa. Quello che invece importa è il concetto di come in situazioni di emergenza siano i lati peggiori del carattere di noi umani a venir fuori ed è su questo che ruota tutto il film, approfittando inoltre delle grandi diversità tra i personaggi presenti, che non fanno altro che aumentare la tensione, già di per se piuttosto palpabile.


Pur giocando più sull’aspetto emotivo, qualche buon effetto non manca, come per esempio si può riscontrare nel trucco dell’uomo uscito dal bagno (non aggiungo altro, onde finire in un altro spoiler), che rimane ben impresso grazie anche a diverse inquadrature in primo piano che non dispiacciono

Ma se la prima parte risulta molto convincente ed avvincente, soprattutto nel cercar di capire la situazione e l’origine del casino, nella seconda si avverte un leggero calo di interesse, soprattutto una volta individuata la sorgente del male. L’idea di giocare sui rapporti interpersonali non è male, ma ad un certo punto probabilmente si esagera un tantino, rischiando quasi di cadere nel grottesco non voluto.


Le location scelte per l’occasione sono funzionali e sono in questo caso limitate al bar (con tanto di scantinato) e alle fognature, dove avvengono le vicende conclusive che a livello di sceneggiatura riescono a starci dentro proprio a pelo (sono stato gentile dai).

Il finale l’ho trovato un po’ così, difficile dire se si può ritenere apprezzabile fino in fondo, ma forse proprio il fatto che ti ci fa pensare abbastanza a lungo, contribuisce a raggiungere almeno l’obiettivo di non risultare banale ed in questo senso quindi non si può valutare come deludente.

Giudizio complessivo: 6.8
Enjoy,






Trailer



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