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The Ritual


Regia: David Bruckner

Discreto horror britannico che, come nel caso di Black Mountain Side (giuro che è stato un caso averli visti uno dopo l’altro), fa leva su un’ottima ambientazione, condita da alcuni scorci paesaggistici decisamente interessanti e degni di nota, ma che con alcuni accorgimenti avrebbe potuto avere ben altro risultato (in positivo si intende).


Il film basa tutta la sua storia su un punto cruciale: essere sposati è una grandissima fregatura. Che poi, giusto per essere chiari, non credo ovviamente che questo sia stato il pensiero del regista (tale David Bruckner, visto in direzione in alcuni cortometraggi delle antologie Southbound e V/H/S), ma è indubbio che se il povero Rob non avesse convolato a nozze e, di conseguenza, non avesse messo al dito il suo vistoso anello, probabilmente sarebbe rimasto vivo e il film non sarebbe mai esistito.

La storia infatti prende proprio spunto dall’uccisione di quest’uomo durante una rapina in un negozio, per raccontarci poi il viaggio commemorativo che i suoi amici decidono di fare in una località svedese dove ovviamente i cellulari non prenderanno e dove ovviamente non tutto andrà come deve andare.


Come spesso accade in analoghi frangenti, la difficoltà della situazione (per non dire la tragicità, visto l’evolversi della vicenda) dimostra di essere un ottimo pretesto per buttar fuori tutte le antipatie e la rabbia covata dal gruppo verso l’amico che avrebbe potuto cercare di salvare il suddetto Rob, generando tensioni e agevolando comportamenti stupidi che sono sempre un ottimo modo per dar vita alle scene più violente dei film. 

Peccato solo che il carisma della banda non sia propriamente eccezionale (non li abbiamo di certo visti come protagonisti alla notte degli Oscar), con il tizio infortunatosi al ginocchio che risulta essere un cagacazzi da competizione, non facendo altro che aumentare la speranza che la forza antagonista prenda in breve tempo il sopravvento.

Per il resto invece, si respira una buona tensione, soprattutto nelle prime fasi, dove ancora non si capisce contro cosa il gruppo dovrà avere a che fare. E in questo la foresta rappresenta un buon valore aggiunto, con alcune sequenze davvero ben girate.


L’idea di nascondere parzialmente la forza nemica (mi limito a dire questo per non spoilerare troppo) credo sia stata vincente, dal momento che un eccessivo abuso di effetti non esattamente artigianali avrebbe potuto in qualche modo limitarne la resa, mentre così, con quel vedo non vedo che dura per gran parte della vicenda, il coinvolgimento rimane buono ed il pericolo di scadere nel ridicolo involontario viene rispedito al mittente.

Tutto ciò però avviene fino alla discutibile parte finale, sia per l’epilogo in se, ma pure per come avviene, con quelle urla ridicole tra i due contendenti che francamente fanno scendere gran parte dell’entusiasmo che si era creato, anche grazie ad alcune scene brutte sporche e cattive che non sono dispiaciute.

Tolto comunque il finale rivedibile (che però io trovo sempre sia la parte determinante che può rendere una semi merda un semi capolavoro e viceversa), il film in se non è affatto malvagio e merita chiaramente una visione, senza però aspettarsi il capolavoro del secolo.

Giudizio complessivo: 7
Enjoy,






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