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A Dark Song


Regia: Liam Gavin


Ero un po’ prevenuto dinanzi a questo film, vista la trama e la quantità di boiate prodotte da questo sottogenere dell’horror (che per altro non è tra i miei favoritissimi), ma il consiglio di un amico (che a sto punto non so se resterà tale) mi ha convinto a dare una possibilità a Liam Gavin (chi???) e al suo primo e credo unico lavoro, A Dark Song.

Grave errore.

E dire che l’ambientazione della casa pareva interessante ed effettivamente piace e si presta bene allo svolgimento della vicenda, anche se le premesse del rituale fanno prender via via quota al rischio minchiata. Tra l’altro le fasi preparatorie appaiono francamente noiose e prive di spunti interessanti e, se il rito si candida ad essere il fulcro centrale della pellicola, diciamo che non si parte proprio nella maniera migliore.


Il film, nel suo proseguo, si mantiene piuttosto difficile da seguire e non adatto a tutti. Ciò non dovrebbe essere necessariamente visto con un’accezione negativa, ma qui purtroppo non si riesce a farsi coinvolgere dalla storia, che si trascina sempre molto lentamente e senza guizzi degni di nota.

Ci potrebbe tuttavia essere una svolta grazie al lavoro svolto dai protagonisti che però, nonostante una prestazione nel complesso sufficiente, risultano davvero poco empatici e faticano a farsi apprezzare, risultando inoltre piuttosto insopportabili in più di un’occasione. E se, l’intero cast si riduce sostanzialmente ai due personaggi principali, ecco che anche qui non ci si indirizza verso la strada dell’apprezzabilità. In aggiunta a ciò, va sottolineato lo scarso approfondimento degli stessi, sui quali alla fine non si scopre quasi nulla.


Ma nonostante tutto, credo che sia un dovere provare a ricercare qualcosa di buono all’interno di questo lavoro, e credo di poterlo trovare in un comparto sonoro decisamente intrigante, con musiche inquietanti che funzionano e ben si addicono alle sequenze in cui vengono sfruttate.

Ma frenate l’entusiasmo, perché al di là di questo, troviamo svariate situazione irreali e onestamente difficili da credere, come il momento in cui lui si conficca il coltello, lei lo toglie come se niente fosse, poi basta un goccio di whisky, una cucitura e via. E soprattutto, da qui si viene catapultati verso la parte conclusiva, a dir poco sconclusionata e dal sapore involontariamente grottesco.

La sensazione è che l’idea fosse buona e il film avesse un buon potenziale, ma ahimè la realizzazione ha decisamente compromesso il tutto, lasciando lo spettatore visibilmente annoiato ed infastidito, soprattutto se, come nel mio caso, il suddetto spettatore adora Noboru Iguchi e predilige lavori in stile The Machine Girl.

Giudizio complessivo: 4.5
Infelice visione,


Trailer



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