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The Promised Neverland


Scritto da: Kaiu Shirai

Illustrato da: Posuka Demizu


-La forza di sottrarsi al destino, in bilico tra speranza e disperazione-

Non ci saranno spoiler in questa recensione!


Scritto da Kaiu Shirai ed illustrato da Posuka Demizu, il primo capitolo di questo manga ancora in corso vide la luce nel 2016, con la pubblicazione sulla rivista Weekly Shōnen Jump.

Il successo in patria non si fece attendere, fatto che spinse numerosi editori di manga ad acquistarne i diritti, tra cui la nostrana J-Pop.

In capo ad un anno quindi, l’opera conobbe un picco di popolarità altissimo destinato a perdurare, anche grazie all’anime, la cui prima stagione è andata in onda ad inizio 2019, ma sopratutto per merito dell’incrollabile qualità della sceneggiatura che danza allegramente tra thriller, dramma e azione.

Perché se è vero che The Promised Neverland viene definito Shōnen (il tipico manga per ragazzi, ed in parte lo è), è anche vero che nasconde molto di più.


Il racconto inizia a Gracefield House, ridente orfanotrofio gestito dalla dolce ‘Mamma’ Isabella e abitato da tanti piccoli orfanelli, tutti particolarmente intelligenti e addirittura da tre prodigi.

Emma, un’adorabile bambina dai capelli rossi sempre sorridente ed instancabile, Norman, un genio senza eguali dai modi educati ma dalla salute altalenante e Ray, un amante della lettura dal temperamento più introverso e mite.

La vita a Gracefield House si svolge sotto i più idilliaci ideali di fratellanza, all’insegna della solidarietà, del gioco e dell’istruzione; tutti i bambini sono devoti alla ‘Mamma’, perenne punto di riferimento, che si prende cura di loro come i suoi veri figli. Tuttavia nessuno ha mai visto il mondo esterno se non tramite immagini sui libri: cosa si celi davvero oltre l’enorme cancello della struttura, ai confini del bosco circostante, rimane un mistero oggetto di infantili e dolci fantasie.

La cornice iniziale rappresenta un paradiso che assume tuttavia la funzione di purgatorio: come le anime meritevoli di matrice dantesca possono volare in paradiso, gli orfani che ricevono una richiesta d’adozione lasciano l’amata Gracefield House per iniziare una nuova vita, con la promessa di non dimenticare i fratelli.

Ma chi lascia l’orfanotrofio non è in realtà destinato ad alcun paradiso.


Quando Emma e Norman scopriranno, per una strana coincidenza, la realtà sull’adozione, saranno costretti a fare i conti con la consapevolezza di aver vissuto in un’enorme bugia, ma soprattutto dovranno lottare contro la disperazione insostenibile e salvare i loro fratelli da un destino oscuro.

The Promised Neverland è un inno all’amicizia, alla dedizione e alla speranza: l’opera può contare su personaggi dalla caratterizzazione sfaccettata ed unica, un’ambientazione colma di piccoli e grandi segreti ed una sceneggiatura instancabile; nei primi numeri in particolare si assiste ad un gioco del ‘gatto e del topo’ che non lascia respiro alcuno.

I continui ribaltamenti tra vincitori e vinti ed i colpi di scena infatti, fanno in modo che ogni capitolo tiri quello successivo; difficile non rimanere impigliati nella scacchiera del mangaka Kaiu Shirai, una volta divenuti sue pedine siamo costretti a giocare fino alla fine, lottando contro il tempo e la disperazione insieme ai personaggi.


A tal proposito bisogna spendere parole di elogio riguardo al tratto di Posuka Demizu: ad un character design grazioso e dall’immediato impatto emotivo, la mangaka impone un livello di espressività esagerato, folle, eccessivo; un sorriso, un pianto, uno sguardo dei bambini (ma non solo di loro) travolge come un fiume in piena e garantisce un trionfo di sensazioni vivide e contrastanti; diverremo parte della vicenda in poche pagine e non ne usciremo più.

Qualche riga sopra, ho scritto di come i primi numeri del manga presentino una struttura inattaccabile e coinvolgente; ebbene non crediate che col procedere del racconto la qualità cali; i due mangaka sono in forma al 110% in ogni singola tavola e una volta giunti al termine del primo arco narrativo, cambiano il ritmo della narrazione aggiungendo e sottraendo diversi elementi: mentre le carte in questo modo si mescolano, l’opera assume contorni che si avvicinano più al termine Shōnen di quanto visto inizialmente, ma Shirai non perde un minimo di smalto e voglia di costruire la sua storia; storia che lentamente si rivela tra un mistero ed una scoperta, tra speranza e disperazione.

Se siete lettori di manga, The Promised Neverland rappresenta una ventata d’aria fresca nel suo genere, grazie ai suoi personaggi e al fortissimo impatto emotivo che l’illustratrice vi infonde, ma anche merito di una storia intrigante e colma di sorprese.

Consigliarlo è un dovere.

Ma ancora di più se invece volete avvicinarvi per la prima volta alle opere fumettistiche del sol levante: in questo caso, gli orfanelli di Gracefield House vi prenderanno per mano; non pensate di poterla lasciar andare.

Buona lettura,




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