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Shining


Regia: Stanley Kubrick


Shining è tratto dall'omonimo romanzo di Stephen King, edito nella prima versione italiana con il titolo Una Splendida Festa Di Morte.

Incasellare la pellicola di uno dei più grandi registi della storia 
del cinema all'interno del genere horror risulta sicuramente riduttivo, ma è vero che, all'epoca dell'uscita del film, la macchina pubblicitaria lo presentò come l'onda di terrore che ha spazzato l'America.

Brevemente la trama.
Uno scrittore in cerca di ispirazione accetta di custodire un grande albergo delle Montagne Rocciose durante la stagione invernale, periodo in cui il luogo è completamente isolato, in modo da trovare la tranquillità necessaria alla stesura di un romanzo. Il direttore del Overlook Hotel, prima di congedarsi insieme al resto del personale, racconta allo scrittore - interpretato da Jack Nicholson - una sanguinosa vicenda avvenuta anni prima, quando il gestore, sconvolto dalla follia, uccise la moglie e le due figlie gemelle, prima di suicidarsi. Il romanziere accetta comunque l'incarico, e porta con sé la moglie e il figlioletto Danny, dotato - scopriremo - di percezioni extra sensoriali, che gli consentono di avere rapporti con il passato (il mondo dei morti) e con il futuro. Dopo un periodo di normalità, l'isolamento inizia a produrre i suoi effetti: lo scrittore diventa sempre più nervoso, il bambino è affetto da visioni sempre più inquietanti, e l'autore interpretato da Nicholson arriverà a identificarsi in modo totale nel vecchio custode omicida, cercando di ripercorrere i suoi delitti. In un incredibile crescendo di tensione, l'epilogo si svolgerà in un labirinto naturale, nel mezzo della notte.


Alcune sequenze del film sono da scuola del cinema: dalle riprese aeree del Parco Nazionale, alla camera che segue per i corridoi dell'albergo il triciclo di Danny, fino alle visioni degli antichi fasti del Overlook. Eccezionale la fotografia e l'uso della musica, come in tutte le pellicole del maestro americano.

Il problema dell'isolamento sociale diventa una metafora della poetica che ha attraversato l'intera produzione di Kubrick: l'uomo non può determinare la sua vita, oppresso da un corso storico che puntualmente renderà vano ogni sforzo dell'individuo di gestire la propria microstoria personale.

Pensiamo ad altri capolavori come Barry Lindon (tratto da Thackeray), ambientato nel XVIII secolo, una amara riflessione sul potere e sulla storia, dove assistiamo ai tragici tentativi di ascesa di un giovane arrampicatore sociale.

Oppure ad Arancia Meccanica (tratto da Burgess) , dove in un tempo apparentemente futuro l'istinto dell'individuo viene represso, omologandolo in schemi basati su valori ritenuti dogmaticamente corretti.

Shining rimane quindi, ancora oggi, un classico da riscoprire e rivedere con il massimo piacere.



Marco Romei



Trailer


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