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Storia di un Matrimonio


Regia: Noah Baumbach

Come suggerisce il titolo del film stesso, Storia Di Un Matrimonio non si limita ad essere una semplice pellicola tecnicamente costruita su una trama, benché romanzata, dove il regista riprende i suoi personaggi all'interno di uno schema base fatto di introduzione, svolgimento quindi epilogo.

Bensì trova tutta la sua forza nel mostrare al pubblico uno spaccato di appena due ore della vita, profondamente attuale, di una coppia o meglio, quella è stata una coppia, e di come e perché non la sia più, ormai, trascinando senza forzature lo spettatore nel potente vortice di emozioni che da queste vicende scaturiscono dapprima nei due magistrali interpreti, di conseguenza in chi li osserva, rapito, poi confuso, quindi arrabbiato, infine irrimediabilmente triste e malinconico.


Tutto il film si regge sul talento e l'interpretazione che Scarlett Johansson e Adam Driver danno ai rispettivi personaggi, trasmettendo in modo sensazionale quelle che possono essere le situazioni vissute in un momento della propria vita che non si era certo messo in conto di affrontare, nè di saperlo gestire.

I loro personaggi sono dettagliati al punto da temere prima per l’uno, poi per l'altro, riguardo le conseguenze che la loro separazione sta portando, soprattutto rapportate alla rispettiva gestione e crescita del figlioletto di 8 anni, Henry, in una crescente battaglia di diritti e personalità che emergono, come se soffocate lungo tutto il periodo di coniugato.

Mai avrei pensato di poter provare sentimenti contrastanti nei confronti di un personaggio di Scarlett Johannson: per la bravura con la quale dismette i panni di sex symbol, in qualunque contesto è stata finora ripresa, da feticcia di Woody Allen ad eroina tenebrosa del vasto Marvel Cinematic Universe, per divenire quindi Nicole: una madre, una compagna annichilita all'ombra del proprio infelice matrimonio.


Sempre più una certezza il talento di Adam Driver, calato perfettamente nella parte di Charlie, amorevole padre, che subisce con quasi innaturale pazienza uno stravolgimento di vita che mette in discussione le priorità che, fino a quel momento, hanno condotto la sua soddisfacente vita di regista teatrale, a scapito della sua relazione.

A mio parere toccante e di straordinaria sensibilità la scena di solo, in cui Charlie reinterpreta la canzone "Being Alive" di Stephen Sondheim, come personale sfogo per l'inevitabile percorso intrapreso.

Esasperante, infine, la sequenza in cui da una apparente innocua conversazione esplode un furioso litigio fatto di crescenti attacchi l'uno verso l'altro, volto ad abbattere ogni tiepida speranza di riavvicinamento.

Non è una soap opera.

E’ una storia di vita contemporanea, ed è forte, profonda e commovente.

Candidato a 6 Golden Globes (con una vittoria, di Laura Dern), e a 6 Statuette agli Oscar 2020 (tra cui miglior film, sceneggiatura e attori protagonisti). 

Da vedere.

Buona visione,



Trailer



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