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Countdown


Regia: Justin Dec

Premetto che le faccende in cui smartphone e horror convolano a nozze mi hanno sempre incuriosito, soprattutto quando poi veniva intrapresa la strada dei social, andando a coinvolgere, nella maggior parte dei casi, ragazzi che presumibilmente non entreranno nelle classifiche dei QI più elevati del pianeta.

In questo caso ci troviamo di fronte alla temibile app Countdown, abile nell’informarti su quanto ti manca al passaggio a miglior vita; tra l’altro l’app esiste davvero e scommetto che il 95% di chi ha visto il film (me compreso chiaramente) è andato sul play store a scaricarla, rimanendo tuttavia deluso dall’incongruenza dei dati, dal momento che una volta ti vengono prospettati 37 anni di vita, la volta dopo 3 giorni e poi ancora 23 anni. Per fortuna ai protagonisti del film le cose vanno meglio e, se l’app ti dice che manca un giorno, 11 ore e 34 minuti, cascasse il mondo dopo un giorno, 11 ore e 34 minuti ci lasci le penne. Matematico.


Sembra un po’ una roba alla Final Destination o alla The Ring se preferite, ed effettivamente riesce subito ad incuriosire e a prendere bene sin da quando, alla festa, un gruppo di esemplari appartenenti alla sopracitata categoria dei QI non indimenticabili, decide che è arrivato il momento di scaricare Countdown, dando inizio alle danze.

L’inizio promette quindi piuttosto bene e anche nel proseguo l’interesse non cala, grazie anche ad alcune scene ben realizzate, che riescono ad inquietare il giusto, regalandoci pure qualche momento di discreta tensione (vedasi per esempio l’intera sequenza con il tizio morto all’ospedale, o la passeggiatina del ragazzino all’interno dei cessi). Aggiungiamo pure qualche jump scare apprezzabile anche se piuttosto telefonato ed ecco che la componente horror viene soddisfatta più che sufficientemente.

Il ritmo è buono, non ci sono pause moleste e nel complesso il film non annoia. 

Certo, è opportuno sottolineare come gran parte del merito di ciò che ho appena scritto, dovrebbe essere attribuito a quella gran patata di Elizabeth Lail, che credo di aver visto per la prima volta e che si prende il palcoscenico all’interno di una prestazione recitativa globale che non mi sentirei di definire da Oscar (anche nel suo caso ovviamente).


Poi vabbè le faccende di Padre John non appaiono entusiasmanti e tutta quella parte lì non resta certo nelle migliori pagine della cinematografia horror, contribuendo ad una discreta caduta di stile che comprende pure l’intera lotta col demone a colpi di sale e minchiate di vario genere.

Per fortuna il finale, prevedibile ma giusto, riporta le cose al suo posto, facendo ricadere la pellicola in quella lista di horror piacevoli seppur non eccezionali, che meritano quindi un’occhiata spensierata e senza troppo impegno.

Giudizio complessivo: 6.8
Enjoy,



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