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Grotesque


Regia: Kôji Shiraishi


Il Giappone, culla della maggior parte dei film estremi e moralmente scorretti, torna a stupirci con Grotesque, un lungometraggio in salsa Hostel ma, come il suo simile, non riesce a centrare completamente l’obiettivo.
La storia è semplice: un uomo rapisce una coppia di ragazzi e decide di torturali per poter raggiungere il massimo piacere sessuale, lo spirito di sopravvivenza dei due giovani infatti lo riempirà di gioia e gli farà schizzare gli ormoni alle stelle.
Il problema è già bello che evidente, la mancanza di trama. Perché questa, amici miei, non è una trama ma solo un pretesto per mostrare ultraviolenza in modo non del tutto casuale (tipo Guinea Pig per intenderci). 


La mancanza di un senso porta lo spettatore a non affezionarsi a nessun personaggio e, malgrado le indicibili sofferenze, le nostre conclusioni finali saranno qualcosa del tipo <eh vabbé, capita>.
La resa del gore, gliene va reso atto, è davvero ottima e particolarmente esplicita, adatta insomma per un pubblico dallo stomaco forte. Vedremo tagli di capezzoli, amputazione di arti, sventramenti e mutilazioni di vario tipo, il tutto condito da una fotografia che tende ad esaltare i colori marci del laboratorio, giusto per peggiorare ancora la situazione.

I personaggi, come detto prima, sono anonimi e abbastanza fastidiosi: lo scienziato pazzo è, appunto, uno scienziato pazzo, tipo il dottore del primo The Human Centipede tanto per capirci; i ragazzi sequestrati invece hanno la stessa personalità di un tronco d’albero, gridando ogni tanto ma non riuscendo in alcun modo a catturare la nostra attenzione o la nostra simpatia. La camera del regista poi non compie nessun movimento degno di nota e, nel complesso, il film sotto il lato tecnico non riesce a distinguersi (discorso analogo per la colonna sonora).


Rispetto ai vari Guinea Pig sopracitati, questo Grotesque ho l’impressione che nemmeno cerchi di avere una morale, mi ha dato l’idea di essere solo una semplice accozzaglia di torture messe in scena per soddisfare la fame voyeuristica di iper-violenza degli spettatori, cosa leggittima da fare ma facilmente dimenticabile. In tutto questo non va dimenticato che è un film sbucato dal peggio underground nipponico, quindi inevitabilmente scade nel trash, anche se con stile.

Non resta altro da dire se non che la visione è consigliata solo a chi questo genere lo mastica quotidianamente e non ha paura di vedere immagini di violenza estrema, anche se senza nessuna morale di fondo.


Giudizio complessivo: 6.5

Buona Visione,


Stefano Gandelli




Trailer




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