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Ultimo Tango A Parigi


Regia: Bernardo Bertolucci


Sfondo nero con raffinati titoli di testa bianchi, musiche di Gato Barbieri e i bizzarri dipinti di Francis Bacon come accompagnamento aprono uno dei più (se non il più) controversi film della storia del cinema, ideato e diretto dal maestro Bernardo Bertolucci.

Dopo questa già particolare introduzione, ci si trova davanti ad uno degli incipit più emblematici della settima arte: un uomo di mezza età vaga senza meta e senza nessun’apparente ragione per continuare a vivere per le strade di una caotica e gelida Parigi, il cui vento smuove i grigiastri e disordinati capelli dell’uomo ed il sul lunghissimo cappotto di cammello. 

Lui è Paul, americano trapiantato nella capitale francese nella quale gestisce uno squallido albergo di quart’ordine insieme alla moglie Rosa, appena suicidatasi.


Sconvolto da tale avvenimento, decide di pernottare per qualche tempo in un appartamento in affitto così da allontanarsi e dimenticare il gesto compiuto dalla moglie in quell’albergo: tra le mura del suo nuovo alloggio conoscerà Jeanne, giovane attrice anch’essa intenzionata a stabilirsi per un periodo nella casa.

Dopo un breve dialogo durante il quale non si presentano nemmeno, i due consumano subito un amplesso prima contro un muro e poi distesi sul nudo pavimento, causato da un’irresistibile passione carnale di Paul verso la giovane sconosciuta.

Da qui inizierà il morboso rapporto tra i due, i quali decideranno di non rivelare nulla della propria identità all’altro, così da continuare a vivere in questo immaginifico sogno fatto di realtà e finzione, senza nessun freno inibitore.


Sublime, affascinante, grottesco, misterioso: tutti aggettivi che possono racchiudere perfettamente l’anima libertina della pellicola, uscita in una decade dove il cinema e il piacere carnale e visivo andavano a braccetto.

Oltre ai magistrali dialoghi tra i due riguardanti delicati temi come la masturbazione e alla meravigliosa fotografia di Vittorio Storaro, il film lo fa Marlon Brando (che aveva appena confezionato il suo ruolo più riuscito, Don Vito Corleone ne Il Padrino, uscito lo stesso anno), immenso nel dare tutte le diverse sfaccettature del suo personaggio (arrapato, distrutto interiormente, ironico).

Poi la scene in cui piange improvvisamente è veramente da standing ovation, per non parlare dell’ultima occhiata a Parigi prima della fine: probabilmente il più intenso sguardo ripreso su pellicola.


Innumerevoli le scene da cineteca: il già citato incipit, il primo incontro, “Qual è stata la prima volta che sei venuta?”, il dialogo durante il cosiddetto “giardino profumato”, le scene in bagno, il monologo di Paul davanti al cadavere di sua moglie, la gara di ballo e ovviamente la celeberrima scena del burro (censuratissima) usato come lubrificante (sequenza ideata da Brando durante una colazione col regista a base, appunto, del già citato latticino).

[SPOILER] Immortale la sequenza finale, che ricorda quello di una tragedia classica dell’antica Grecia. [FINE SPOILER]

L’unica nota negativa sono le numerose scene tra Jeanne e il suo fidanzato, un emergente regista, che risultano troppo legate a quel cinema francese d’autore tutto caffè e sigarette e che, principalmente, risentono troppo della mancanza (anche se solo di pochi minuti) di Brando.

SERVIREBBE UN’INTERA ENCICLOPEDIA PER PARLARE DI UN CAPOLAVORO DEL GENERE, MA RIASSUMIAMO TUTTO AFFERMANDO CHE LAST TANGO IN PARIS (quanto cazzo mi piace il titolo in inglese) È UNO DEI PIÙ GRANDI FILM SENTIMENTALI DELLA STORIA E ALLO STESSO TEMPO UNO DEI PIÙ CONTROVERSI E SPUDORATI. 

E A CINQUANTA SFUMATURE JE FA NA PIPPA.

Giudizio complessivo: 9.5
Buona visione,







Scena del burro



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