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Pieles


Regia: Eduardo Casanova

Ok, tutto si può dire di questo Pieles, tranne che si tratti di un film convenzionale.

Basta già vedere la locandina, che è proprio ciò che mi ha spinto a vederlo immediatamente (quindi complimenti all’ideatore, missione compiuta!), per capire che ci troveremo ben presto di fronte a qualcosa di bizzarro, scorretto, scomodo, drammatico e forse esilarante in alcuni momenti.

E tali premesse non vengono minimamente smentite già a partire dalle prime battute, con quel surreale colloquio tra un ipotetico pedofilo e la maitresse di quello che parrebbe a tutti gli effetti essere una sorta di bordello dove la merce è costituita da freak, bambini, bambini freak e tutto ciò che può contribuire a far salire il disgusto all’interno dello spettatore. E a proposito di disgusto, copriti maledetta vecchiaccia! Che quelle tettone mollicce e quel culone flaccido potrebbero urtare la sensibilità di qualche occhialuto nerd, sfigatello e lentigginoso 😄!


Si parte quindi già ben indirizzati lungo i binari attraverso cui il semisconosciuto (credo non per molto) Eduardo Casanova ci vuole condurre, in questo viaggio alla scoperta della diversità che non fa sconti a nessuno e che non ha paura di affrontare tematiche e situazioni che, cinematograficamente parlando, sono sempre state scomode. Perché è chiaro che “Il mondo è orribile, l’umanità è orribile, ma non possiamo scappare via, perché noi stessi siamo l’orrore, bisogna accettarlo”, parole queste che suonano in primis come un’ammissione di colpa per ciò che di orribile si sta facendo (siamo sempre nel pseudo bordello freakkettoso non dimentichiamolo), ma che servono in realtà a mascherare una vile giustificazione, grazie alla quale ci sente praticamente autorizzati a spingersi oltre.


Inevitabile a questo punto scomodare illustri predecessori, primo fra tutti Tod Browning e il suo Freak (cazz ormai sono quasi passati cent’anni tra un po’), ma molti altri sono i film che in un modo o nell’altro, per diverse ragioni, ritornano alla mente durante la visione.

Non molto tempo fa per esempio parlavo di Pink Flamingos e guarda un po’ qui all’inizio il colore ultra dominante è proprio il rosa, che lo si ritrova davvero ovunque (ma non solo questo, pensate per esempio alla tizia delle uova, che potrebbe tranquillamente far parte di questo carrozzone senza alcun tipo di problema). I toni poi via via si fanno meno inquietanti e più tendenti al violaceo, nel momento in cui comincia a subentrare la parte grottesca/cazzarona, che si mischia sapientemente con quella drammaticamente seria, in un continuo alternarsi di impressioni che ti fanno passare nel giro di un attimo dal fastidio alla risata violenta. E già perché in quest’ora e mezza scarsa ci viene scaraventato addosso un mix di sensazioni talmente distanti tra loro che sembrerebbe logico che finiscano col cozzare l’una con l’altra, ma che invece si incastrano perfettamente in un susseguirsi di sesso, humor, rabbia, pena, amore, malattia e infine soldi, tenuto insieme da un piacevole sottofondo lirico, che amalgama bene il tutto.

Gli effetti speciali sono incredibilmente realistici, tanto che son dovuto andare a controllare se qualcuno dei personaggi fosse realmente così come ci viene mostrato nel film, e riescono, insieme ad un’ottima prova recitativa globale, a rendere perfettamente il disagio a cui essi sono soggetti.

Basti pensare per esempio alla tizia con la bocca non esattamente al suo posto, che guarda a caso mi rimanda, anche se probabilmente non volutamente nelle intenzioni del regista, al mitico “faccia da culo” di Society, sul cui volto viene dipinta con grande maestria quella malinconia che la sua condizione inevitabilmente le getta addosso. Ma nonostante ciò, è proprio lei che riesce a rendersi protagonista di alcune delle scene più divertenti (già perché ce ne sono diverse); quando per esempio spegne le candeline con una mega scorreggia è impossibile non morire almeno 6 volte, così come quando si rende protagonista del rapporto sessuale sullo stile del Teeth americano. A queste va poi aggiunta anche la meravigliosa fase di espulsione dei diamanti da parte della cicciona ladrona, che solo al pensiero mi escono delle emorroidi grosse come cocomeri.


Ma quello che sorprende più di ogni altra cosa, è che incredibilmente per tutti i personaggi principali c’è un lieto fine (si questo sarebbe uno spoiler, ma chissenefrega mica stiamo vedendo un giallo 😄), situazione che se ci si pensa appare altamente improbabile all’inizio, ma che in fondo chiude perfettamente questa brillante divagazione sulla diversità, con quelle due immagini (il ragazzo sirena e soprattutto il tizio che inizia a limonare “bocca da culo” infilando la lingua là dove il sole batte, anche se non dovrebbe), che per un po’ non te le scordi.

Così come per un bel po’ non ti scordi tutto il film.

Un filmone!

Giudizio complessivo: 8.8
Enjoy,


Luca Rait


Trailer



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