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Continuavano A Chiamarlo Trinità


Regia: E.B. Clucher (aka Enzo Barboni)

Ma stiamo scherzando???

Non sono stati ancora recensiti film con protagonista una delle coppie meglio assortite del cinema italico anni ’70 e ’80 per cui, approfittando della visione n.72365 di questo capolavoro, è necessario correre subito ai ripari.

E voglio pertanto iniziare da questo Continuavano A Chiamarlo Trinità, probabilmente il migliore girato con gli intramontabbbili Bud Spencer e Terence Hill e non me ne vogliano altre perle del calibro di Altrimenti Ci Arrabbiamo, Pari E Dispari e I due Super Piedi Quasi Piatti. E non me ne voglia neppure Lo Chiamavano Trinità, l’originale da cui poi ha avuto seguito questo Continuavano A…, perché qui siamo dinanzi ad uno dei pochi casi in cui il sequel supera l’original (seppur di poco, ma per me è così).

E non sono chiaramente solo io a dirlo, perché se non sbaglio questo film detiene diversi record come il film con maggiore incasso e con maggiore affluenza in sala, a testimonianza che già all’epoca era stato intravisto quel potenziale che ancora oggi lo colloca di diritto ai vertici delle classifiche dei pari genere.


Accennavo prima alla presenza di questi due grandissimi interpreti, che raggiungono qui un affiatamento pazzesco che si mette in luce soprattutto nelle piccole scaramucce tra i due dove, come accade in quasi tutti i loro film, Terence Hill rompe la minchia al povero Bud Spencer che si trova sovente a sbuffare come un mantice in calore, con quell’espressione sofferente che diventerà un tratto fondamentale di tutte le sue performance.

La storia poi è semplice è non è certo questa che fa il film, che per altro si avvale delle ottime ambientazioni abruzzesi che sembrano proprio catapultarci nel vecchio west.

Già perché il film viene costruito su una serie incredibile di scene memorabili, condite da battute apparentemente idiote, ma che pure a distanza di anni continuano a farmi sogghignare come un demente.

Già l’inizio incanala la pellicola nella giusta direzione, con i poveri malcapitati di turno (che per altro sono dei veri e propri habitué di questi film e li si vede spesso beccarsi mazzate da ogni dove) che subiscono il medesimo trattamento dai due fratelli e che inevitabilmente ti costringono ad aprire subito la dispensa e mettere sul fuoco una generosa quantità di fagioli (è incredibile la fame che ti stimolano ogni dannatissima volta).


Manco il tempo di togliere i fagioli dal fuoco che arriva la mitica riunione familiare, con tanto di interrogazioni di routine (“Perché non ci hai scritto?”) e di sagaci risposte (“Beh perché io non so scrivere e voi non sapete leggere”) che, dopo un confortevole bagno, ci introduce al pranzo, altro momento epico (“Ma che cos’è?”, “E chi lo sa, volava alto”).


L’incontro con Wild Cat Hendriks (ottimamente impersonato da Tony Norton, o Antonio Monselesan se preferite) è da Oscar, a partire dalla partita, con il non taglio del mazzo, le inquadrature prima sulle carte e poi subito dopo sulle facce dei giocatori e poi infine con il faccia a faccia, introdotto dal celebre scambio “Dicono che una pallottola nello stomaco bruci di meno se c’è del whisky”, “Il signore lo prende doppio…così non te ne accorgerai nemmeno” e concluso con il giochino degli schiaffi di Terence Hill che ormai è un super cult.


E poi ci sono i siparietti con i frati tra un “Sia lodato Gesù Cristo”, “Perché?”, un “Che il Signore vi accompagni”, “No andiamo da soli” o un “O resta tra noi due o non se ne fa niente”, fino ad arrivare sui dubbi sull’identità di Lucifero “Mai sentito nominare, dev’essere un professionista dell’Est”, “Vabbè se questo Lucifero si fa rivedere, ditegli di andare al diavolo

Mi fermo qui perché se mi faccio prendere la mano potrei riscrivere tutto il film quasi ad occhi chiusi, ricordando solo la sfilza di cazzottoni che, come di consueto, accompagna il tutto, facendoci passare due ore circa di puro divertimento.

Se siete tra quei pochi folli che ancora non l’hanno fatto, rimediate immediatamente.

Giudizio complessivo: 9
Enjoy,


Luca Rait


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