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Mine


Regia: Fabio guagione & Fabio Resinaro

Fabio&Fabio, un duo di giovani registi direttamente dalla provincia di Milano che, a giudicare da questo Mine, sarà in grado di far parlare di sè negli anni a venire.

Non saltiamo a conclusiononi affrettate, questo non è di certo un capolavoro ma piuttosto un ottimo film di esordio che riesce a far sentire la propria voce all'interno del panorama di pellicole belliche.

Ma di cosa parla? questo Mine?


La storia è piuttosto semplice, Mike e Tommy sono due soldati incaricati di eliminare a distanza un bersaglio sensibile che l'esercito americano tiene d'occhio da ormai diversi mesi. Al momento decisivo, il cecchino Mike esita e si fa scoprire, costringendo i due a scappare nel deserto per non essere crivellati dai nemici.
Dopo ore di marcia i due trovano per terra un cartello trasportato dal vento con sopra raffigurato un teschio e, nemmeno a dirlo, realizzano di essere capitati nel bel mezzo di un campo minato. Tommy, spavaldo, dopo qualche passo calpesta una mina venendo gambizzato e decidendo di spararsi un colpo in testa; Mike calpesterà una mina ma per fortuna si rende conto in tempo di averne caplestata una ed è quindi costretto a tenere il piede immobile sulla mina per non farla detonare. Da solo, in mezzo al deserto e senza acqua.


Le premesse del film non sono male anche se temevo che si sarebbe venuta a creare una di quelle situazioni di isolamento forzato che finiscono col diventare noiose e abbastanza lento (127 Ore o Buried, tanto per fare due esempi). Per fortuna mi sbagliavo e il ritmo viene tenuto vivo per tutto il tempo grazie al sapiente uso di personaggi secondari e ricordi/allucinazioni del protagonista che ci permetteranno di scoprire alcuni retroscena piuttosto interessanti.


Rispetto a molti altri film di guerra il focus della pellicola non è sui conflitti a fuoco e sulle sparatorie quanto piuttosto sulla psicologia del nostro soldato che rivive le sue gesta e ci permette di ricostruire il percorso che lo ha portato ad entrare nell'esercito, questo possibile in parte grazie ad un abitante del luogo che, ogni tanto, fungerà da sciamano e guru, oltre che da salvatore di Mike (tranquilli, non è uno spoiler). La guerra, insomma, fa più da cornice che da protagonista.


Per quanto riguarda Armie Hammer nulla da dire, nei panni di Mike è riuscito a diventare un vero soldato, leale, coraggioso, affettuoso e violento nelle giuste proporzioni, una macchina da guerra con un anima che deve fare i conti con un passato di certo non facile da digerire. Gli altri personaggi non compaiono a lungo quindi non posso dire molto, ognungo era abbastanza appropriato per il ruolo assegnatoli e nel complesso il cast era più che buono.


I paesaggi sono davvero meravigliosi e riescono alla perfezione nel farci sentire soli, accaldati e assetati. I colori della pellicola sono altrettanto belli, di giorno alternando il giallo/bianco della sabbia ad un cielo azzurro e limpido, la notte sprofondando in un buio pesto dal quale emerge solamente una fioca luce che illumina lo sfortunato protagonista.

Gli effetti speciali non sono moltissimi ma, quelli presenti, sono ottimi: le esplosioni sono esagerate al punto giusto, le gambe mozzate sono terribilmente realistiche e gli sciacalli (penso fossero sciacalli ma non ne sono certo) sembrano davvero reali.


Insomma, un buon film che riesce a intrattenere ed a far riflettere. Forse il ritmo non sempre è incalzante al punto giusto ma, viste le premesse, è riuscito a superare di gran lunga le mie aspettative.


Ps: Solo a me Mine ha ricordato tantissimo la scena di Arma Letale in cui Danny Golver si siede inconsapevolmente sul water-bomba?

Giudizio complessivo: 7.3
Buona Visione,

Stefano Gandelli




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