-->

Il Cavallo di Torino


Regia: Béla Tarr

Prima di vedere questo Cavallo di Torino ero piuttosto perplesso sul fatto di vedere una pellicola di Béla Tarr; su internet c'è chi lo elogia e chi lo demolisce, quindi ho deciso di approciarmi al regista più per curiosità che per altro, partendo dal suo ultimo film.

La storia prende ispirazione dal celebre episodio che riguarda il filosofo tedesco Nietzche il quale, dopo aver visto un cocchiere a Torino che frusta il suo cavallo, è impazzito. La storia di Tarr non riguarda però il pensatore tedesco ma il cocchiere ed il cavallo, il loro rientro a casa e la loro difficile vita di campagna. Già dalle prime scene si può vedere come il regista Ungherese sia attento ad ogni singolo dettaglio del suo film, dalla scelta della colonna sonora alle inquadrature.


Per quanto riguarda queste ultime, il film è formato da una trentina di lunghi piani sequenza, tecnica che rende il film piuttosto lento ma, non per questo, noioso. A rendere queste inquadrature ancora più magnifiche è la scelta (ormai consolidata dal regista) di lavorare in bianco e nero, un bianco e nero con molti contrasti che permettono di far stagliare le figure sullo sfondo, specialmente nel finale che, visivamente e concettualmente, è davvero perfetto. Per tutta la durata del film luci ed ombre saranno dosate con saggezza, facendoci sentire il freddo di un luogo desolato e il grigiume più profondo del tedio e della povertà umana. Ogni inquadratura sarà una piccola opera d'arte e in alcune di queste il senso della profondità ci farà davvero immergere nella pellicola.

Il film è suddiviso in capitoli, ognuno relativo ad un giorno della settimana. Nei sei giorni che vedremo molte azioni saranno ripetute in moso quasi automatico, come la figlia che veste il padre, il pranzo con una patata bollita, il prelievo dell'acqua dal pozzo o la bardatura del cavallo. Questa ciclicità quasi ossessiva viene sfruttata per farci vedere come, in fondo, la nostra vita sia composta da tanti piccoli gesti ripetuti, giorno dopo giorno, gesti che fanno sprofondare l'uomo in un abisso vuoto e doloroso. La routine infatti, pur restando la stessa, andrà piano a piano peggiorando: il liquore mattutino finirà, il fuoco non si accenderà più, il padre si vestirà da solo e tanti altri piccoli dettagli che ci faranno sentire sempre più distanti da quello che stiamo vedendo.


Le riprese, con il passare del tempo, ci faranno vedere gli attori protagonisti sempre più da lontano, come se non fosse necessario mostrare altro perchè noi già sappiamo cosa questi stiano facendo. 
L'annientamento della vita di Tarr viene ribadito anche in altre due occasioni. Nella prima, un vicino di casa viene per chiedere della vodka e fa riflessioni sul potere, sul fatto che Dio sia impotente e su come l'uomo ed il suo egoismo stiano distruggendo il pianeta; nella seconda un gruppo di zingari che passa di lì maledirà la famiglia che, nel giro di un giorno, finirà ancora di più nel degrado.
Il regista ci racconta un'apocalisse, la fine dell'uomo inteso come essere pensante e libero di vivere la propria vita, la fine di un'era e l'inizio dell'oblio


Interessante anche l'uso del sonoro che alterna un malinconico brano col violino al rumore incessante della bufera che, per tutta la durata della pellicola, sferza la casa ed i volti dei nostri protagonisti. Proprio loro sono uno dei punti di forza della pellicola, Lui con una fisionomia tale da farlo apparire quasi scheletrico, con occhiaie nere che rendono il suo volto simile ad un teschio; Lei con un volto dolce ma malinconico, schiava involontaria del padre e della vita.

Un grande capolavoro del cinema moderno, una delle pochissime pellicole che, sono certo, tra qualche anno verrà ancora citata nei libri di storia del cinema. Un film da vedere in silenzio, in contemplazione delle bellissime immagini che ci passeranno davanti.

Consigliatissimo a tutti gli amanti del cinema d'autore, sconsigliato a chi vuole una visione leggera, qua ci sarà bisogno di molta concentrazione.


Giudizio complessivo: 9.7
Buona Visione,


Stefano Gandelli


Trailer






Lasciate un commento, oh voi che leggete...
Per non perdervi neanche una recensione, seguiteci qui 😉: