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Big Tits Zombie


Regia: Takao Nakano

Chiariamolo subito, questo Big Tits Zombie è una cacatona terrificante, ma di quelle che quantomeno riescono a strappare più di una risata, grazie appunto a tette e zombies, come già il titolo esplica in maniera piuttosto chiara (anche se in fin dei conti, sul primo dei due presunti cavalli di battaglia, avrei qualche riserva, dato che il regista si è mostrato abbastanza tirchio in materia).

Regista che, giusto per i più attenti e per i più appassionati di queste minchiate qui, risponde al nome di Takao Nakano, autore di quel Sexual Parasite: Killer Pussy, vero ispiratore del successivo Denti ammerigano e dispensatore di chicche scorrettissime e ultra demenziali, come del resto pure il film di cui vado parlando.

Le intenzioni non esattamente serie vengono svelate immediatamente, con una delle protagoniste che, brandendo una motosega, si rivolge ad un folto gruppo di zombies, invitandoli a “Comportarsi da cadaveri e basta”, e segandone uno in due, come la tradizione dei giappo-horror vuole.


Il trash regna incontrastato, il sangue scorre abbondante e le situazioni senza alcuna logica si susseguono senza alcuna vergogna (vedi, così giusto per dirne una, l’inserimento del cellulare nella fondina della pistola, ma perché? 😆).

Oh che poi uno pensa a quanto Nakano sia fuori di testa, ma a sua parziale discolpa va ricordato che in realtà questo Big Tits Zombie sarebbe tratto da un manga, sul quale francamente non ho trovato molte informazioni, anche perché oggettivamente non mi andava manco di cercarne troppe.

Peccato però che, date le premesse cazzare, il film sarebbe dovuto partire con le marce alte, mentre invece ci tocca assistere ad una lunga fase introduttiva, con queste spogliarelliste annoiate (tra le quali spiccano nel cast un paio di pornostar, delle quali non ho colpevolmente ancora visto nulla, ma rimedierò) che se lo menano con la loro situazione e che, se non fosse per qualche loro grazia mostrataci a tradimento, ci farebbero due cojones così.


Poi finalmente si parte con il mitico risveglio dei morti famelici, introdotto da quel sushi zombie che un paio d’anni dopo diverrà il protagonista dello spassosissimo Dead Sushi, diretto da quell’idolaccio di Noboru Iguchi. Gli effetti artigianali non dispiacciono, andando a comporre un bel puzzle di arti e teste mozzate, spuntini a base di intestini kilometrici e altri tratti tipici del genere.


Il trucco non dispiace (vedi per esempio tizio con l’occhio di fuori e le bende), mentre il livello tecnico è chiaramente bassissimo, con sfondi fintissimi di cartapesta e sequenze collegate a cazz., che però fanno ridere. Ed è proprio così in effetti che deve essere, come suggerisce una delle girls che ricorda che questo non è altro che “Un film a budget ridotto, di quelli che vanno di moda ultimamente”. Peccato che in realtà, per loro, non sarà così 😃.

Alcuni effettacci sono molto apprezzabili, grazie soprattutto ad un sapiente uso della motosega, e tra una minchiata e l’altra si trova pure il tempo di citare La Notte Dei Morti Viventi, oggetto di elogio da parte di una delle fanciulle.


Le scene epiche non mancano, come la trasformazione della simpatica Darna con la sua lingua kilometrica o la tizia che spara fuoco da…ehm si esatto proprio da lì, tanto che la sufficienza sembra cosa fatta.

Ma poi sul finale compare l’orco blu (si esatto proprio così) e francamente è troppo anche per me 😃.

Per cui, giudizio complessivo: 5.8
Enjoy,


Luca Rait



Trailer



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