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L'Esorciccio


Regia: Ciccio Ingrassia


Dopo quello (s)cult che fu W La Foca, non poteva mancare un’altra perla dell’anticultura del nostro cinema Anni 70, una di quelle opere odiate dai divoratori di pellicole intellettuali in stile Corazzata Potëmkin ma amate, ancora oggi in certi casi, dagli Evergreen che non hanno perso la loro spensieratezza e dai classici giovani “vecchi dentro”.

Non a caso la citazione dell’interminabile corazzata non è messa qui a caso e difatti richiama la leggendaria scena dei 92 minuti di applausi de Il Secondo Tragico Fantozzi, nella quale gli impiegati della Megaditta costringono il cinefilo Guidobaldo Maria Riccardelli alla visione, tre giorni di fila, di Giovannona Coscialunga Disonorata Con Onore, La Polizia S’Incazza e, appunto, L’Esorciccio.

Bisogna ammettere che, senza ombra di dubbio, L’Esorciccio sia una delle parodie più riuscite del nostro cinema (anche perché i film parodistici italiani si contano sulle dita di una mano).

2 anni dopo l'uscita de L’Esorcista, Ciccio Ingrassia (appena separatosi dal mitico collega Franco Franchi) realizza con un budget esiguo questa parodia, che in breve tempo è diventata un vero e proprio cult! 

La storia racconta le demoniache disavventure della famiglia di Pasqualino Abate, sindaco di un paesino ciociaro che sta per ricandidarsi. Appena il suo avversario Turi Randazzo viene a sapere che il figlio piccolo di Abate violenta le giovani donzelle che vengon dalla campagna, che alla moglie di Abate cresce una foltissima barba da frate cappuccino e che Pasqualino chiede sempre l’aiuto del misterioso mago Esorciccio, cercherà in ogni modo di fregarlo.

Ciccio interpreta il ruolo che fu di Max Von Sydow, mentre la parte del sindaco è interpretata da un eccezionale e scatenato Lino Banfi in uno dei suoi primi ruoli da protagonista.


La scena iniziale (quella prima dei titoli di testa, accompagnati dalla canzone “L’esorciccio va in Cina e in Canada”) e la possessione della figlia di Abate riprendono molto le atmosfere del film del ’73 (mitica la frase “Aglio olio e peperoncino esci fuori da questo lettino” contenuta nel libro “Le memorie di Mao” e recitata una trentina di volte da l’esorciccio e dal suo aiutante Satanetto).

Perla di nonsense è il viaggio che fa Abate e il medico nazista verso la casa dell’esorciccio (con la sequenza Caduta Matti! che vanta la presenza di un Jimmy il Fenomeno in formissima che non fa altro che urlare).

Tra le altre scene più divertenti ci sono: il norvegese che sbuca in qualsiasi pertugio della casa di Abate, “Patatum”, lo spogliarello sexy della figlia con tutti gli oggetti che si muovono (fatto veramente bene pur avendo un pugno di lire), Ubaldo Lay, la canzone di Banfi alla fine (parodia di Jesus Christ Superstar, dal titolo “Sciamanin Rock”).

Finale stranissimo, che prevede una vittoria del male (come forma assomiglia a quello dell’orribile La Croce Dalle Sette Pietre, nel quale Andolfi metteva Gesù Cristo in primo piano).

All’inizio dei titoli di coda leggiamo la meravigliosa scritta The Exorciccio, che riprende appieno lo stile cupo e tragico del film parodiato.

Ciccio e Banfi fanno faville, molte battute funzionano e fanno ridere sia con humour più pecoreccio sia con humour più studiato ( “Domenica gioca Roma – Lazio” “Ah mi dispiace, l’ho già vista l’anno scorso”).


Se piace il genere si ride parecchio, se si odia sia la parodia sia lo humour causato dalla barzelletta da caserma, distruggere il teleschermo. Se appartenete al primo gruppo recuperatevi del duo Franco e Ciccio anche: Paolo Il Freddo, I Due Gattoni A Nove Code….E Mezza Ad Amsterdam e Ultimo Tango A Zagarolo.

UN CULT DEL NOSTRO CINEMA DI SERIE B CHE, COME LA MAGISTRALE OPERA DI NANDO CICERO W LA FOCA, SODDISFA LE BUONE FORCHETTE DA LOCANDA DI CAMPAGNA MA NON I PALATI PIÙ FINI, I QUALI SONO SEMPRE ALLA SCOPERTA DI SAPORI DIVERSI E PIÙ PARTICOLARI. 

AL SOTTOSCRITTO BASTA E AVANZA LA VECCHIA LOCANDA AFFACCIATA SULLA STRADA CHE FA ANCORA LE LASAGNE AL RAGÙ…..BONE!

Giudizio complessivo: 7.2
Enjoy,


Nicolò Benincà



Film Completo


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