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Lock & Stock - Pazzi Scatenati


Regia: Guy Ritchie

Lock & Stock segna l’esordio di Guy Ritchie alla regia e rappresenta, a mio avviso, il suo miglior lavoro, superato solo (e di poco) da Snatch.

Il suo stile è inconfondibile e già da questa pellicola diverrà il suo marchio di fabbrica, venendo poi ulteriormente amplificato nel successivo e, come detto prima, lievemente meglio riuscito secondo film.

La vicenda si svolge a ritmi ultra frenetici e, al suo interno, si intrecciano storie apparentemente separate tra di loro, che però confluiscono nelle fasi finali in un vortice di violenza che lascia ben pochi supersiti e rende il piombo un protagonista indiscusso della storia.


È interessante sottolineare come, nonostante gli avvenimenti si susseguano vorticosamente e a volte in maniera quasi contorta, non vi siano buchi di sceneggiatura o aggiustamenti dell’ultima’ora, volti a far quadrare forzatamente il cerchio. Se lo spettatore si concentra infatti, alla fine tutto torna e lo svolgimento risulta più lineare di quello che probabilmente all’inizio uno si aspettava.

Una delle carte vincenti di Ritchie sono poi i personaggi, tutti perfettamente al loro posto.

Tra i quattro amici protagonisti della vicenda spicca il grande Jason Statham, che in pratica inizia qui la sua carriera, nei panni di Bacon che, con quel monologo iniziale ci fa già capire come la componente “dialogo” avrà un ruolo fondamentale nella buona riuscita del film. Flemyng e Fletcher (Tom e Soap) fanno il loro sporco lavoro, così come Nick “Poker Face” Moran che, grazie alla sua presunta abilità nel gioco, darà inizio a tutta la serie di casini che incontreremo per strada. Già perché lui è Eddie e “Eddie gioca a carte da quando era capace di tenerle in mano e ha scoperto presto di avere un grosso vantaggio sugli altri. Non è che a giocare sia bravo più di tanto, è che è bravo ad intravedere le reazioni sulla faccia dei giocatori, non importa quanto siano lievi. E tutti hanno delle reazioni. Soprattutto quando ci sono di mezzo i soldi.” E guarda caso qui di soldi in ballo ce ne sono tanti.


Vinnie Jones, abituato a mordere caviglie e collezionare cartellini rossi e tibie degli avversari, sembra fatto apposta per rappresentare l’esattore del boss e pure lui esordisce qui nella sua nuova carriera, mentre il povero Lenny McLean, braccio destro del boss, non riuscirà neppure a godersi l’uscita del film, causa prematura scomparsa. Ciò nonostante la scena dell’avvertimento a un Eddie appena sconfitto, rimane tra le migliori: “Ciao figliolo. Non ti senti tanto bene? So che gran parte dei contanti era dei tuoi amici, quindi vi lascerò una settimana per trovare il resto, dopodiché comincerò a tagliare un dito dalle tue mani e da quelle dei tuoi amici per ogni giorno di ritardo sul pagamento, e poi, quando avrete finito le dita, il bar di tuo padre e chissà che altro ancora! Hai capito bene, figliolo?”.


E poi c’è quello che fin’ora ho chiamato il boss, meglio conosciuto come Harry L’Accetta (interpretato da P.H. Moriarty). Anche qui il rituale della presentazione del personaggio è breve ed efficace allo stesso tempo e fa capire subito molto del carattere di chi stiamo osservando. “Lascia che ti spieghi chi è Harry L'Accetta. Una volta c'era un tipo Smitty Robinson, lavorava per Harry. Si diceva facesse la cresta sui soldi. Harry invitò Smitty perché gli desse una spiegazioni, ma Smitty non fu molto convincente. Così, in un minuto, Harry perse la pazienza. Acchiappò la prima cosa che gli venne tra le mani, che per caso era un cazzo di gomma nera di 40 centimetri, e cominciò a pestare a morte il povero Smitty con quell'affare. Quella è stata l'unica volta in cui si è dimostrato umano. Ecco perché, te lo assicuro, se hai un debito con lui, lo paghi”.

Le ambientazioni londinesi aggiungono fascino alla storia, coadiuvate da alcune scene assai pregevoli (vedi per esempio quella del poker, con un memorabile showdown finale o quella del tentativo di recuperare i soldi persi attraverso la creazione della Società “Finocchi Bellechiappe Fan Club”, specializzata in protesi per penetrazioni anali.


Citavo prima anche i dialoghi, che recitano indubbiamente una parte fondamentale, andando di conseguenza a richiamare il Pulp Fiction (e un po’ tutta la sua filmografia) di Tarantino, tanto che viene pure citato durante una delle scene più incasinate. Ritchie infatti dimostra di saper pescare molto bene tra i maestri del genere e del cinema in generale, non lesinando richiami pure al mitico Sergio Leone.

La parte finale aggiunge ancora valore, prima attraverso il congedo di Big Chris (“Tutto questo mi ha sconvolto”) e in seguito con la scena dei fucili e della telefonata, che genera un’ansia pazzesca, che poi furbescamente non verrà placata.

In definitiva, l’intrattenimento è massimo, ci si diverte e il tempo scorre via in un secondo, per cui la visione è d’obbligo praticamente per tutti, soprattutto per gli amanti del regista e del genere.

Giudizio complessivo: 8
Enjoy,


Luca Rait


Trailer



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