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Into The Woods



Regia: Rob Marshall



Oh, finalmente un gran bel musical, con gran belle musiche originali, nella classica tradizione di Broadway. Ce n’era proprio bisogno, dopo anni di più o meno riusciti riadattamenti di canzoni dal pop al rock (tra i primi Mamma Mia e Rock Of Ages, tra i secondi – erano anni che volevo dirlo! – l’imbarazzante Moulin Rouge).

In Into The Woods i personaggi di Cenerentola, Cappuccetto Rosso e il lupo, Jack, la strega cattiva, Rapunzel, i principi azzurri, ritrovano vita tutti insieme all’interno di una storia ambientata quasi interamente nel bosco, luogo fiabesco per eccellenza.

La trama parte da un’impostazione di fiaba classica: il fornaio e la moglie per spezzare l’incantesimo che non gli permette di avere figli devono trovare e portare alla strega 4 oggetti magici, e ne presenta tutti gli elementi: l’ambientazione, gli elementi magici, nonché il grand guignol di alcune scene (sì signori, non fatevi ingannare dall’etichetta Walt Disney: le fiabe sono cruente e macabre, e lo sa chiunque abbia letto almeno i fratelli Grimm, Perrault ed Andersen… altro che fiabe della buonanotte: i batticuore che mi facevano venire quando ero piccola: teste di cavallo mozzate, matrigne cattive che venivano gettate in vasche piene di serpi…brrr!).

Ma non è tutto qui: i personaggi iniziano molto classicamente raccontandoci i loro sogni, ma via via che il racconto scorre veniamo a conoscere anche i loro difetti, dubbi e timori, ed arriviamo addirittura a scoprire quello che accade dopo il fatidico 'e vissero tutti felici e contenti', che ci riporta ad una condizione più terrena in cui ognuno è costretto ad affrontare i propri errori. Il lieto fine, che non poteva comunque mancare come in ogni fiaba che si rispetti, non è privo di lutti, rimorsi e rimpianti.

Quello che ho più apprezzato del film è proprio la caratterizzazione atipica dei personaggi rispetto a come vengono presentati nelle fiabe: personaggi che sembrano gretti ed insensibili (la madre di Jack) che inaspettatamente si battono fino allo stremo per salvare la vita al figlio; una Cenerentola che ha tutto quello che ogni ragazza delle fiabe vorrebbe avere ma è comunque piena di dubbi sul vero amore, e proprio queste sue paure, e non il classico rintocco della mezzanotte, la spingono ogni volta a fuggire da un vanesio principe, che dal canto suo sembra dover incarnare le tipicità da sempre associate al suo personaggio quasi per forza. Ed ancora, una strega cattiva che presenta le proprie motivazioni in un modo che alla fine ti porta a pensare che forse non sia così tanto più cattiva di tutti gli altri.

Riuscitissimo film: la regia di Rob Marshall (uno su tutti: Chicago, e scusate se è poco), la felice scelta di far curare la scenografia al creatore dell’opera originale di Broadway, James Lapine, e la fotografia sono sempre all’altezza. La musica di Stephen Sondheim è molto bella, quasi lirica ma senza esagerare, mai pomposa e sempre importantissima perché pienamente integrata nella storia per quanto riguarda i testi, e soprattutto molto ben interpretata da un ottimo cast.

E non possiamo esimerci quindi dalla carrellata sui protagonisti, in tutti i sensi, di questo film: James Corden ed Emily Blunt, ovvero il goffo fornaio e la furba e risoluta moglie; Anna Kendrick, una simpaticissima quanto nevrotica Cenerentola, che come la Blunt sfoggia una voce davvero notevole, i piccoli Lilla Crawford (Cappuccetto Rosso) e Daniel Huttlestone (Jack, quello dei fagioli magici). Abbastanza anonimi i due principi, Chris Pine e Billy Magnussen, a loro discolpa impegnati in un ruolo che in fondo richiedeva solo di essere bellocci e nulla più, anche se nel duetto canoro sul torrente in fondo se la sono cavata bene. Cameo apprezzabile di uno stralunato Johnny Depp nei panni del lupo cattivo ed infine ma decisamente sopra tutti la strepitosa strega Meryl Streep (candidata all’Oscar l’anno scorso per questa interpretazione), decisamente molto più a suo agio qui che non in Mamma Mia.

Consigliatissimo.


Buona visione e alla prossima,
Iliana Pastorino



Trailer



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