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Roma A Mano Armata

Regia: Umberto Lenzi

Altro grandissimo poliziottesco italico, che si inserisce di diritto nella storia.

Come si evince anche dal titolo (che però in questi film conta poco), riprende un po’ le vicende che avevamo già visto nel semi deludente Roma Violenta di quel Marino Girolami che si rifarà con gli interessi girando l’anno successivo il capolavoro Italia A Mano Armata che, da quanto vedo, si merita abbreve qualche parola spesa in più. I riferimenti al collega sopracitato si limitano tuttavia alla città dove si svolge la vicenda (Roma, appunto) e alla presenza del grande Maurizio Merli, che tra Commissario Betti, Tanzi e altri analoghi avrà certo sofferto spesso di crisi d’identità mica da ridere in quel periodo.


In questo caso però il super poliedrico Umbertone Lenzi si supera davvero, in questo passaggio intermedio della sua discesa Nord-Sud che, dopo la nebbia milanese (che ci ha lasciato in eredità il buon Milano Rovente e l’ottimo Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare) e prima del sole meridionale (e il suo Napoli Violenta), vede toccare la capitale, della quale il maestro offre uno spaccato di vita quotidiana non esattamente idilliaco, con un tasso di delinquenza giovanile da far rabbrividire. 

È chiaro che il termine “Maestro” è ampiamente meritato, in virtù di tutto ciò che ha prodotto e, in questo frangente, la sua abilità più grande (insieme a chi ha organizzato tutta la faccenda ovviamente) è stata quella di portare sul grande schermo i due più grandi esponenti del genere, così diversi tra loro che la rivalità nasce quasi spontaneamente, senza manco bisogno di recitare troppo.


Di Maurizio Merli ho già parlato in precedenza e qui lo vediamo particolarmente aggressivo e picchiatore, mentre due parole in più se le merita l’eccellente Tomas Milian che, dopo svariati ruoli che lo vedono come protagonista da entrambe le parti, esordisce qui nei panni del Gobbo, certificando (anche dopo Milano Odia), che la parte del cattivo sia quella che maggiormente gli si addice. Alcune battutacce diventeranno storiche (“A La Pira Galeazzo, siccome nun c’ho na lira t’attacchi ar cazzo") e convinceranno Lenzi a riproporre il personaggio successivamente. E come ogni santissima volta che ce lo ritroviamo dinanzi, non si può non citare il meraviglioso doppiaggio di Ferruccio Amendola, grandissimo valore aggiunto. 


E chiaro che con questi 2 mostri sacri, la vittoria è pressoché assicurata, ma pure tutto il contorno funziona egregiamente, con una serie di personaggi ed attori che si vedono spesso nei poliziotteschi e che ormai hanno acquisito una certa esperienza in materia (vedi per esempio l’ottimo Biagio Pelligra nei panni di Savelli).

Il film poi si rivela di una cattiveria unica e tutti gli elementi caratteristici si incastrano molto bene, ritmo frenetico, omicidi, sequestri, droga, pestaggi ed inseguimenti che, in alcuni casi, sapevano forse di già visto e, considerando il probabile scarso budget disponibile, non mi stupisce che i registi se li passassero come fossero figurine Panini.

Alcune scene mitiche, tipo quando il Gobbo viene obbligato ad inghiottire il proiettile dal Commissario e ci delizia con il rutto finale, rendono la storia ancor più apprezzabile, dimostrando ancora una volta che i proiettili ed il piombo comandano sopra ogni cosa.

Ottime anche le musiche del solito grande Franco Micalizzi, una garanzia per un genere che davvero non tramonta mai.

Finale un po’ affrettato ma pazienza, trattasi sempre di un filmone da recuperare.

Giudizio complessivo: 8.3
Enjoy,

Luca Rait


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