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Il Mondo Di Jan Svankmajer


Regia: Jan Svankmajer


Il Mondo Di Jan Svankmajer non è un opera unica ma bensì una raccolta dei migliori cortometraggi del regista ceco. Per chi non lo conoscesse, Jan Svankmajer è un regista, sceneggiatore ed animatore proveniente da Praga e riconosciuto come uno dei più grandi geni dell’animazione (e non solo).

Il suo stile è sicuramente unico e mescola alla perfezione oggetti comuni con elementi tipici del cinema surrealista, tanto da poter essere classificato come uno degli ultimi registi appartenenti a questa corrente.

Proprio il contatto con il surrealismo influenzerà pesantemente le sue opere, rendendole spesso criptiche e, apparentemente, senza senso. Vedremo marionette uccidersi, visioni allucinate, oggetti di ogni tipo animati in stop-motion, uomini usati come siepe e attori recitare in modo quasi allucinato.

La raccolta include 14 cortometraggi, dai primissimi del ‘64 agli ultimi fine anni ’80. La successione dei corti ci permette ancor meglio di vedere come è cambiata la visione del cinema di questo poliedrico autore, evidenziando la presenza di alcuni elementi ricorrenti.

Uno dei più utilizzati è il varco, inteso come porta, finestra, o più comunemente armadio, elementi di passaggio che segnano il confine tra razionalità ed irrazionalità, tra mondo animato ed inanimato, un passaggio che permette di lasciarci alle spalle la realtà per immergerci in un’ opera che va oltre a quello che siamo abituati a vedere. In alcuni dei cortometraggi (J.S. Bach, Una Tranquilla Settimana in Casa, L’Appartamento) la narrazione è focalizzata proprio su questi passaggi e su come sia possibile avere una seconda visione del mondo, a patto di avere una mente aperta e disposta a farsi contaminare dall’esterno.


Proprio la seconda visione è un altro dei temi centrali, la possibilità di vedere un secondo scopo in tutto, specialmente in tutti quegli oggetti ormai vecchi e logori che vengono comunemente ritenuti spazzatura. Vedremo per esempio ossa trasformate in monumenti (L’Ossario), marionette decrepite e usurate uccidersi a vicenda (L’Ultimo Numero del signor Schwarzewald e del signor Edgar, La Fabbrica di Bare) o vecchie pagine di un’enciclopedia prendere vita (Et Cetera). La possibilità di una seconda vita è quindi essenziale per Svankmajer che ci mostrerà quella che può essere considerata come un anticipazione trentennale di Toy Story, in salsa decisamente più seria ed allucinata.


Come accennato in precedenza, Svankmajer è particolarmente bravo ad animare oggetti, qualunque essi siano, e proprio con la tecnica della stop-motion è riuscito a realizzare quasi tutti i suoi corti. Alcuni di questi però sono davvero ben riusciti e riusciranno ad incantarci e a farci riflettere solamente con le immagini; mi riferisco a Possibilità di Dialogo e Oscurità-Luce-Oscurità

Il primo dei due racconta, attraverso tre distinti episodi, l’(im)possibilità di dialogo tra due persone, nonostante entrambe abbiano i mezzi necessari per farlo.


Il secondo racconta di una metamorfosi, di una nascita difficile e della difficoltà di stare al mondo, soli, come rinchiusi in una gabbia.


Non mancano nel repertorio anche documentari come L’Ossario o Il Castello di Otranto, anche se in quest’ultimo caso ci troviamo di fronte ad un finto documentario, alimentato dal misticismo dei protagonisti che ci porteranno a credere a cose totalmente insensate.

Indipendentemente da quale sia il cortometraggio preso in considerazione, è evidente l’influenza dell’arte in ogni suo lavoro. Alcune di queste citazioni ed omaggi sono fin troppo esplicite (Il Diario di Leonardo ‘72), altre invece sono più sottili e possiamo trovare richiami ad opere di artisti come Bosch, Arcimboldo, Magritte, Ernst e Dalì, autori di diverse epoche storiche ma unite da un unico filo conduttore: una visione alternativa della realtà.

Da un punto di vista tecnico, ogni cortometraggio è ottimo ed ognuno è realizzato in modo completamente diverso dall’altro, rendendo difficile una classificazione valida per tutti. Elementi tipici sono però le ambientazioni tetre, desolate e fatiscenti, unite ad un comparto audio perlopiù assente o costituito da rumori stridenti di sottofondo, spesso volutamente fastidiosi ed irritanti (fatta eccezione per J.S Bach, nel quale la musica regna sovrana e funge da filo conduttore per l’intera sequenza). Il montaggio è spesso veloce e, specialmente nei primi lavori, sarà a volte irritante e disorientante, processo necessario per creare una sensazione di fastidio nello spettatore.

Importantissimi poi i dettagli, considerati per il regista come la vera essenza del film ed indispensabili per evidenziare elementi appartenenti al mondo reale ma che, nella maggior parte delle volte, passano totalmente inosservati. Ci troveremo quindi spesso di fronte a zoom improvvisi e apparentemente insensati, non coerenti con la narrazione ma importanti per trasferire emozioni nell’osservatore.

Animazione, documentari, surrealismo e fatiscenza, Svankmajer è un mix di mille elementi combinati ad hoc, un regista forse non semplice da affrontare ma che saprà di sicuro stupire i più audaci.

Consigliatissima questa raccolta a tutti gli amanti del cinema alternativo e, soprattutto, a chi vuole avvicinarsi per la prima volta a questo cineasta spesso sottovalutato.

Giudizio complessivo: 8.9
Buona Visione,

Stefano Gandelli



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