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Dead Silence


Regia: James Wan


Attenti a Mary Shaw dagli occhi pazzi, non aveva figli ma solo pupazzi”.

Già perche James Wan, dopo aver sfondato qualche anno prima con quello che continua ad essere il suo lavoro meglio riuscito (il Saw n.1 per i più disattenti), continua con la sua ossessione per i pupazzi regalandocii questo intrigante e a tratti inquietante Dead Silence, che mostra l’apparente difficoltà del regista a distaccarsi dal capolavoro sfornato qualche anno prima (e d’altronde vorrei vedere chi non faticherebbe a tagliare con un passato così ingombrante, seppur piuttosto vicino). Perfino il nome, Billy, è un omaggio al soggetto tanto caro a Jigsaw che, se non ho visto male, mi pare compaia in uno spezzone.



Il tema pupazzaro si dimostra anche qui vincente, a testimonianza che nella storia dell’horror tutto ciò che ha a che fare con fantocci, bambole e similari, riesce quasi sempre a fare centro, come accadrà poi in seguito con la cara Annabelle che già nel primo Conjuring era stata presentata da Wan al grande pubblico con discreto successo e che ha trovato vita propria grazie a tale John Leonetti, che dirige Annabelle dopo aver lavorato assai proficuamente alla fotografia di molti film di Wan, che guarda caso produce sia il primo che il sequel Annabelle 2, che uscirà abbreve e sarà diretto da un altro suo scagnozzo (si spera un po’ meglio del suo film d’esordio Lights Out).

Dopo una breve divagazione sulla cricca Wan, torniamo al nostro Dead Silence, perché come dicevo prima i pregi che lo caratterizzano sono molteplici, a partire dai titoli di testa che, spesso vengono sottovalutati, ma che io trovo decisamente importanti dal momento che son proprio loro ad introdurre tutta la faccenda e a lasciare allo spettatore una prima impressione che, notoriamente, tende a contare abbastanza.

Le ambientazioni sono decisamente ben riuscite, con quello stile un po’ retrò e un po’ gotico che il regista dimostra di gradire parecchio a giudicare dai suoi lavori, mentre come al solito la fotografia e le musiche sono assolutamente perfette, incastrandosi a meraviglia con una sceneggiatura solida che riesce a creare anche alcuni momenti di tensione, seppur questi non siano il principale filo conduttore della vicenda.

Alcune scene sono assai pregevoli, come ad esempio quella iniziale con la povera Lisa Ashen che, come dire, credo abbia passato momenti migliori prima di quella serata e in generale prima della visita di Billy.



Mary Shaw è indubbiamente un gran bel personaggio e la sua realizzazione convince appieno, cosa che invece non si può dire con altrettanta certezza dei personaggi “reali”, che a volte si comportano in maniera non esattamente credibile (vedi reazione decisamente troppo tendente all’indifferenza del marito dopo la scomparsa della moglie, per altro in circostanze non proprio tranquillizzanti).

Queste in ogni caso sono solo sottigliezze che non intaccano il giudizio finale, reso ancor più positivo da un epilogo assolutamente apprezzabile



Ad un certo punto devo ammettere che il sospetto sulla “reale” Mary Shaw si era avuto, mentre la rivelazione sul “pupazzo perfetto” è stata una vera chicca che funge da assist all’ultima immagine ,la cui funzione principale è quella di ricordarci che, sempre a proposito della nostra Mary…

“…se per caso nei vostri sogni appare, non dovete mai, mai gridare!

Giudizio complessivo: 7.8
Enjoy,

Luca Rait


Trailer



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