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The Killer


Regia: John Woo


Azione spinta al limite, infiniti scontri a fuoco degni del miglior sparatutto, interpretazioni e colonna sonora eccezionali e molti altri spunti degni di nota in questo The Killer, ottimo prodotto di quel John Woo che forse raggiunge qui il punto più alto della sua carriera, che poi in seguito vedrà uscire altri buoni lavori tipo Hard Boiled e Face Off (già marcato USA), che però restano in ogni caso parecchio distanti da questo film.

Già queste poche righe basterebbero ad inquadrare questa pellicola, sulla quale però sento il dovere di dilungarmi maggiormente in quanto, come sottolineerò più avanti, prevale in me più un senso di delusione per un possibile 10/10 mancato, piuttosto che un sentimento di appagamento per aver visto una roba che senza dubbio occuperà sempre posizioni di rilievo nelle classifiche dei pari genere.

Genere che parrebbe scontato bollare come semplice action movie, con diverse scene a dir poco memorabili, interi caricatori scaricati quando probabilmente un paio di pallottole sarebbero bastate a svolgere la missione e un ritmo che non lascia certo insoddisfatto lo spettatore.


Ma qui c’è ben altro. Il regista ci regala infatti riflessioni molto profonde su quello che viene banalmente etichettato come “bene” e “male”, curando in maniera quasi perfetta la caratterizzazione psicologica dei personaggi e proponendo un’inconsueta ed improbabile storia di amicizia, realizzata in maniera molto toccante.

Toccante così come risultano essere pure diversi episodi chiave (vedi la scena finale, assolutamente magnifica e da standing ovation) o comunque funzionali alla buona riuscita dei personaggi (“Credi in Dio?” “Mai visto in faccia”).

La regia di Woo è da brivido, con un abuso controllato di effetto dolly che, con tutti quei rallenty, potrebbe anche indisporre gli spettatori meno tolleranti, ma che io ritengo essere invece un ottimo valore aggiunto al film.

Diversi sono i riferimenti sfruttati più o meno direttamente dal regista, a partire da Sam Packinpah, passando per Martin Scorsese e altri che or ora non mi sovvengono, così come molteplici sono quelli che indubbiamente sono stati influenzati da questo lavoro e tra i quali non fatico ad inserire il mitico Quentin Tarantino che con il suo capolavoro Le Iene dimostra di aver visto e gradito le inquadrature Wooiane, soprattutto quando si tratta di puntare le pistole l’uno contro l’altro.


Chow Yun Fat, che con il regista si è ritagliato gran parte del suo successo, appare qui in grandissima forma, sfoderando una prestazione indimenticabile. Ed in questo senso consiglio assolutamente di reperire il film in lingua originale, dal momento che il doppiaggio italiano risulta essere davvero fastidioso. Come non citare poi i vari nomignoli in stile Topolino e Dumbo, anche se a l’onor del vero credo che in questo Woo c’entri ben poco (e qui mi ricollego all’incompetenza italica di chi traduce e si inventa cose a cazz di cane, sempre che in quest’occasione sia davvero l’incompetenza italica a regalarci questo scivolone).


Il vero rammarico resta comunque quello che spesso si esagera, sia con gli eccessi di sentimentalismo che con le innumerevoli e quasi a senso unico battaglie di piombo, che alla lunga effettivamente stancano un po’ e, in alcuni casi, risultano essere davvero poco credibili; d'accordo che nel film c'è molto altro, ma onestamente avrei cercato di limitare un po’ la faccenda, anche se dal divano è sempre facile sparare sentenze si sa.

Detto ciò, non voglio assolutamente penalizzare questo film che si colloca tranquillamente in zona Champions League; resta solo un po' di rammarico perché, con qualche piccolo accorgimento in più, si poteva puntare davvero all'eccellenza.


Giudizio complessivo: 8.4
Enjoy,

Luca Rait



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