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Il Boss

Regia: Fernando di Leo


Un inizio clamoroso, un'interpretazione spaventosa, un finale coraggioso.

Queste poche parole basterebbero a descrivere in maniera più che sufficiente questo grandissimo capolavoro del genere poliziottesco
all’italiana, purtroppo ancora troppo poco conosciuto ed apprezzato dalla stragrande maggioranza del “popolino”, scarsamente acculturato in tema di cinema.

Il Boss non è altro che la più che degna chiusura di una pazzesca trilogia firmata da Fernando Di Leo, di cui fanno parte anche altri due capisaldi imprescindibili, ovvero i meravigliosi Milano Calibro 9 e La Mala Ordina, che incoronano il regista come gran maestro del genere, insieme ai vari Lenzi (che spazia tra Salgari, inseguimenti e cannibali con una facilità imbarazzante), Girolami, Castellari e a qualcun altro che ora non mi sovviene e che invito a perdonarmi (sempre che sia ancora in vita, dato che è passato ormai un bel po’ di tempo da quando queste piccole perle sono uscite).

Dicevo appunto che il poliziottesco è nato con questi registi e, in tal senso, Il Boss si candida come uno dei maggiori esponenti, riunendo al suo interno tratti caratteristici e spunti decisamente originali e che sarebbero di estrema attualità anche ai giorni d’oggi.

Duro, violento, anche brutale se vogliamo in alcuni momenti e con qualche spruzzata di erotismo, riesce a mischiare piuttosto agevolmente e senza alcun tipo di ritegno mafia e politica, non salvando nessuno, in una spirale negativa che non sembra aver fine in tempi ragionevolmente brevi (e a questo si ricollega l’enigmatico finale).


Grandissimo Henry Silva, che in teoria dovrebbe interpretare la parte di un uomo orribile ma che, grazie al suo carisma e all'abilità di chi lo ha diretto, “costringe” il pubblico a fare il tifo per lui, un po’ come era già successo nei confronti di Giulio Sacchi (magistralmente interpretato da Tomas Milian, un altro che non ha bisogno di presentazioni e che ha fatto la storia di questo genere) in Milano Odia: La Polizia Non Può Sparare.


Eccellente risulta il ritmo narrativo, veramente frenetico; a differenza di molti suoi illustri colleghi, questo film non sarà ricordato per gli incredibili inseguimenti, ma le scene d’azione sono veramente eccezionali, con abuso di piombo e sparatorie, colpi di scena come se piovesse e soprattutto senza un attimo di tregua.

Splendide e accattivanti infine sono le musiche di Luis Enriquez Bacalov, un vero valore aggiunto, che Di Leo ha sfruttato appieno in molti degli altri suoi lavori.

Detto ciò non perdete tempo e andate a recuperare immediatamente questo film e tutta la trilogia.

Giudizio complessivo: 9
Enjoy,

Luca Rait



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