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Non Si Sevizia Un Paperino


Regia: Lucio Fulci


Beh che dire, questo Non Si Sevizia Un Paperino è senz’altro uno dei miei lavori preferiti del maestro Lucio Fulci, grandissimo regista poliedrico che ha spaziato tra zombies (come scordare il mitico Zombi 2), commedia, thriller, giallo e quant’altro, ottenendo sempre risultati eccezionali a cavallo tra gli anni 60’ e primi ’80.

Ci tengo particolarmente a soffermarmi un attimo su questo regista perché fino ad oggi non era stato ancora sufficientemente elogiato su questo blog e la cosa cominciava francamente ad essere inaccettabile.

Questo è uno dei primi sul genere giallo/thriller da lui diretti e può essere considerato senz’altro un film coraggioso (se pensiamo che ci troviamo nel 1972), sia per le tematiche affrontate (quando si parla di bambini morti il cinema ha da sempre manifestato diverse resistenze) che per il modo in cui sono state realizzate alcune scene.

Non a caso Fulci qualche problemino lo ha avuto dopo l’uscita del film, così come li avrà avuti il “povero” Michele, dopo essersi ritrovato dinanzi una provocante e non proprio vestita Barbara Bouchet. Poi il buon vecchio Lucio può inventarsi tutte le scuse che vuole, sull’aver utilizzato un nano come controfigura ma, se in un tribunale possono pure averlo creduto, un suo fan accanito (come mi ritengo essere), non lo si inganna così facilmente.


I personaggi sono nel complesso credibili e vengono interpretati in maniera ottimale, il tutto all’interno di un contesto assai particolare e fuori dal mondo, i cui limiti vengono sapientemente messi in luce da Fulci, attraverso un’esasperazione di reazioni e comportamenti tipici di una realtà chiusa ed arretrata (per quella che è la visione del regista) come quella della cittadina di Accettura, scelta ed adattata perfettamente alle esigenze di copione.

E proprio in considerazione di quanto appena detto, non sorprende affatto che il vero colpevole sia stato poi scoperto grazie agli unici due personaggi che non facevano parte del paese.

Vabbè di Barbara Bouchet ho già parlato prima, mentre voglio soffermarmi in primis su un buon Tomas Milian che, pur non ancora arrivato ai fasti che pochi anni dopo lo catapulteranno in vetta alle classifiche dei migliori personaggi cinematografici dell’epoca, già sapeva il fatto suo, ma soprattutto sulla mitica Florinda Bolkan, che già Fulci aveva fatto sua in Una Lucertola Con La Pelle Di Donna e che qui offre il meglio di sé.

Le scene degli omicidi non sono malaccio e anche alcune sequenze splatter, seppur non così generose come i fissati del genere pretenderebbero sempre, riescono ad essere di effetto, sempre in considerazione degli anni in cui ci troviamo e del budget a disposizione, che ho l’impressione non sia stato esattamente milionario. 

La scena della maciara in particolare, linciata dai padri del paese, l’ho trovata veramente riuscita, sia a livello tecnico che soprattutto emotivo. Il concetto che “La gente vuole un assassino” viene infatti qui estremizzato, in quanto lei si ritrova ad essere colpevole a prescindere in quanto “diversa” e il come viene ignorata dagli automobilisti che le sfrecciano accanto totalmente incuranti mentre lei, moribonda, rantola sulla strada è a dir poco agghiacciante. Il tutto poi accompagnato dalla canzone in sottofondo che in questo caso calza proprio a pennello.


La storia poi si mantiene piuttosto lineare, senza clamorosi buchi di sceneggiatura, che purtroppo a volte il buon Lucione nostro si lasciava scappare qui e là. Il finale piace, anche in virtù del presunto colpo di scena sulla reale identità dell’assassino che, probabilmente è intuibile già da molto prima, ma che comunque ci sta e poi che cavolo, tutti siamo bravi a dire “io l’avevo capito” dopo i titoli di coda.

La colonna sonora dà un punto in più ed è firmata dal grande Riz Ortolani, una vera garanzia che, tra gli altri, ha saputo in seguito “musicare” in maniera subbblime anche l’ottimo Cannibal Holocaust.

L’unico appunto che mi sento di fare è l’eccessivo utilizzo del dialetto, che in alcuni punti risulta leggermente fastidioso.

Detto questo consiglio assolutamente questo film, raccomandando di fare attenzione alle fonti da cui ci si attinge, dato che alcune versioni che si trovano in giro presentano diverse censure nelle scene più forti e rappresentative.

Giudizio complessivo: 8
Enjoy,

Luca Rait



Trailer



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